20 febbraio 2019

Cultura

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15.01.2019

La coscienza tedesca: alle origini della guerra

Il genocidio degli ebrei e la consapevolezza del popolo tedesco. Su questo rapporto storico indaga l’editrice Neri Pozza, riproponendo ai lettori due pubblicazioni che hanno il loro punto di forza su una minuziosa documentazione storiografica. Con Nicholas Stargardt affronta il macro tema della mobilitazione generale in «La guerra tedesca. Una nazione sotto le armi 1939-1945» (pp. 816, 23 euro). A oltre 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale l’autore tenta di rispondere ai quesiti che hanno aperto un lungo dibattito: perché i tedeschi combatterono fino all’ultimo giorno per la difesa del Terzo Reich? Cosa li muoveva? Come potevano far proprio il richiamo alla mobilitazione generale di un regime che, nel 1945, aveva consumato tutte le risorse morali e fisiche della sua nazione? Lo storico ripercorre le tappe che hanno portato alla tesi che il carattere di guerra razziale di quel conflitto non fosse un’ignobile macchia esclusiva delle SS e di nazisti intransigenti. «Ma che nella popolazione tedesca fosse maturata per gradi la consapevolezza di combattere una guerra mirata al genocidio. Da qui altri quesiti che Stargardt affronta: che impatto ha avuto sulla gente comune una simile consapevolezza? In che maniera la guerra influì sul loro modo di vedere il genocidio? Quanto ha pesato sulla mobilitazione generale il diffuso timore, nell’estate 1943, che la Germania non potesse sottrarsi alle conseguenze di una spietata guerra razziale, di cui era stata essa stessa fautrice? Sulle radici del nazismo Neri Pozza offre un approfondimento, invece, con il volume di Philip Metcalfe «1933. L'ascesa al potere di Adolf Hitler» ( pp. 429, 18 euro), pubblicato per la prima volta nel 1988. Il libro narra il destino di cinque persone, tre uomini e due donne, testimoni, fra il 1933 e il 1934, della presa del potere in Germania di Hitler. Il racconto si basa sulle lettere da loro scritte, i diari che tennero e le autobiografie date alle stampe, e ripercorre le vicende dei primi diciotto mesi del governo di Hitler viste attraverso gli occhi dell’ambasciatore americano e di sua figlia, William e Martha Dodd; del responsabile della stampa estera di Hitler, Ernst «Putzi» Hanfstaengl; di una giornalista ebrea, Bella Fromm; del primo capo della Gestapo, Rudolf Diels. «Questa è la vicenda degli esordi di una tragedia», scrive Metcalfe. «Come la maggior parte delle buone storie comincia in maniera innocua, con l’arrivo sulle sponde tedesche di una famiglia americana».

M.V.A.
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