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15 agosto 2018

Cultura

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28.01.2018

Le assaggiatrici di Hitler, donne fra la vita e la morte

Mauretta Capuano Ingoiare tre volte al giorno cibo che potrebbe essere mortale. Sapere che ogni boccone potrebbe essere l’ultimo. Una sfida terribile quella a cui erano sottoposte le donne reclutate dalle SS per assaggiare i pasti di Hitler e verificare in questo modo che non fossero avvelenati. A loro è dedicato «Le assaggiatrici», il nuovo romanzo di Rosella Postorino (Feltrinelli, pp. 286, 17 euro), che ha riscosso un grande successo internazionale e prima ancora della Fiera di Francoforte è stato venduto negli Stati Uniti, in Francia, Olanda e Spagna. Liberamente ispirato alla storia vera di Margot Wölk, che a 96 anni aveva raccontato di essere stata assaggiatrice di Hitler nella caserma di Karusendorf, il romanzo della Postorino ci mette di fronte a un aspetto poco conosciuto del nazismo, ma soprattutto ci fa riflettere sull’ambiguità delle pulsioni umane. La scrittrice aveva letto la storia della Wölk nel 2014, in un trafiletto su un giornale italiano. «Quando, qualche mese dopo, riuscii a trovare il suo indirizzo a Berlino, con l’intenzione di inviarle una lettera per chiederle un incontro, appresi che era morta da poco. Non avrei mai potuto parlarle, nè raccontare la sua storia. Potevo però provare a scoprire perchè mi avesse colpita tanto. Così ho scritto questo romanzo», racconta la Postorino, autrice di libri come «La stanza di sopra», «L’estate che perdemmo Dio», «Il corpo docile». «Da anni avevamo fame e paura», dice Rosa Sauer, la protagonista del libro, la prima volta che entra nella stanza dei pasti. È finita in quel posto, la Tana del Lupo, dopo aver lasciato la sua casa bombardata a Berlino ed essersi rifugiata dai genitori di suo marito, che combatte sul fronte russo. Rosa non sa che il villaggio della Prussia Orientale in cui vivono i suoi suoceri è vicino al quartier generale del Führer, e che su indicazione del sindaco nazista verrà reclutata dalle SS come assaggiatrice. Ma tutto questo si capirà un po’ alla volta. La Postorino ci fa entrare subito nella pelle della protagonista davanti al suo piatto nello stesso tempo salvifico, per la fame pregressa, ma potenzialmente letale. «Al centro, un lungo tavolo di legno su cui avevano apparecchiato per noi» racconta nella prima pagina del libro. Ed è intorno a questa tavola che si gioca il destino di dieci donne fra le quali ci sono quelle che vengono chiamate le «esaltate», felici di mettere a rischio la loro vita per Hitler, e quelle, come Rosa, che non vorrebbero più tornare davanti a quella tavola. Nella mensa forzata, nascono amicizie e rivalità fra queste donne che considerano Rosa la straniera e arrivano anche regali dal cuoco Briciola. Quando le SS ordinano di mangiare è la fame ad avere la meglio, ma poi sale l’angoscia e la paura di morire. Le assaggiatrici devono restare un’ora sotto osservazione per garantire che il cibo del Führer non sia avvelenato. Rosa è una donna in trappola, nei suoi viaggi con il pulmino per raggiungere la Tana del Lupo è tormentata dal suo abitare questa zona di confine tra la vita e la morte, è angosciata dall’oppressione che subisce e dalla voglia di ribellarsi. Vittima e carnefice sono continuamente a confronto e nel libro si viene investiti dall’impatto che i regimi totalitari hanno sulla vita delle persone, anche di quelle come Rosa, nel posto sbagliato al momento sbagliato. •

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