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martedì, 12 dicembre 2017

Manzini: «Rocco Schiavone
da Aosta a Buenos Aires»

BUENOS AIRES

«Scrivere finalmente un libro a quattro mani con Niccolò Ammaniti». È il sogno di Antonio Manzini, l’autore dei romanzi con al centro il vice-questore romano Rocco Schiavone, in questi giorni a Buenos Aires, città che non esita a definire «molto noir».

Quello del libro insieme ad Ammaniti è «una cosa cui pensiamo da tempo e che non c’entra niente con Rocco», precisa Manzini, in visita in Argentina e Uruguay per partecipare a festival di letteratura e presentare «Pista Nera» ed altri dei suoi romanzi tradotti in spagnolo.

Manzini non esclude una possibile sintonia fra la capitale argentina e il «suo» vicequestore.

«Questa è una città enorme e piena di contraddizioni, Rocco ci starebbe bene essendo molto contraddittorio. È una città di cui ti puoi fidare a metà e io di Rocco mi fiderei a metà. È una città che ha alle spalle il mare, o meglio un fiume immenso, ma che non si avverte».

Insomma, «una megalopoli di ’avenidas’ immense e che puzza di Europa più che di America latina».

Buenos Aires potrebbe quindi fare da sfondo a qualcuna delle avventure di Rocco? «Credo di sì. Qui ci sono vecchie case che sembrano Madrid, penso ai tanti negozi abbandonati al centro, chiare ferite di crisi passate. E, per esempio, la plaza San Martin mi pare un luogo da omicidi».

Anche in altri quartieri, San Telmo o il «microcentro», «tutto suggerisce storie, tra palazzi ottocenteschi e quelli di cristallo delle banche», sottolinea, senza nascondere di essere colpito anche «dalla Casa Rosada chiusa al traffico pedonale dalla polizia con delle gabbie di ferro manco fosse una fiera in uno zoo».

Alla domanda sui progetti per il futuro, Manzini afferma di «dover scrivere un prossimo libro, anche perchè ho paura dell’ effetto “Misery non deve morire”: c’è chi sulle reti sociali mi avverte appunto che Rocco non deve morire».