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18 ottobre 2018

Cultura

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28.12.2017

Non si ferma il calo dei lettori e frena l’utilizzo dei dialetti

ROMA L’italiano è stabile, l’uso del dialetto come esclusivo è in calo mentre la diffusione delle lingue straniere conosce un aumento significativo in particolare tra i giovani. Nello stesso tempo sono ancora in calo i lettori: gli italiani quindi leggono sempre di meno. È la fotografia che fa l’Istat nel suo report annuale. E così scopriamo che, mentre sui social si assiste ad una grande popolarità di siti o blog che si esprimono in dialetto, in ambito familiare e ancora di più lavorativo sempre più usiamo la nostra lingua. Questi i dati: nel 2015 si stima che il 45,9% della popolazione di sei anni e più (circa 26 milioni e 300mila individui) si esprima prevalentemente in italiano in famiglia e il 32,2% sia in italiano sia in dialetto. Soltanto il 14% (8 milioni 69mila persone) usa, invece, prevalentemente il dialetto. Ricorre a un’altra lingua il 6,9% (all’incirca 4 milioni di individui, nel 2006 erano circa 2 milioni 800mila individui). La diffusione di lingue diverse dall’italiano e dal dialetto in ambito familiare registra un aumento significativo, in particolar modo tra i 25-34enni (dal 3,7% del 2000, all’8,4% del 2006, al 12,1% del 2015). Per tutte le fasce di età diminuisce l’uso esclusivo del dialetto, anche tra i più anziani, tra i quali rimane comunque una consuetudine molto diffusa: nel 2015 il 32% degli over 75 parla in modo esclusivo o prevalente il dialetto in famiglia (erano il 37,1% nel 2006). L’uso prevalente del dialetto in famiglia e con gli amici riguarda maggiormente chi ha un basso titolo di studio, anche a parità di età. Nel 2015 il 90,4% della popolazione è di lingua madre italiana. Rispetto al 2006, aumenta la stima di quanti si dichiarano di lingua madre straniera (dal 4,1% al 9,6% del 2015). Le più parlate sono il rumeno, l’arabo, l’albanese, lo spagnolo e il cinese. E il 92,3% delle persone di lingua madre straniera conosce una o più lingue straniere, rispetto al 56,6% dei lingua madre italiana. La conoscenza di una o più lingue straniere interessa il 60,1% della popolazione di 6 anni e più (34 milioni 370mila persone), in aumento rispetto al 56,9% del 2006. Conoscono una o più lingue straniere soprattutto i giovanissimi e i giovani adulti fino a 34 anni (con stime pari all’80% circa). Continua invece il calo dei lettori in Italia, scesi al 40,5% nel 2016 (erano 42% nel 2015). Si tratta di circa 23 milioni di persone che dichiarano di aver letto almeno un libro in 12 mesi per motivi non strettamente scolastici o professionali. E sono le donne ad avere maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1%, contro il 33,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. A leggere di più sono i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) rispetto a tutte le altre classi di età. Resistono i lettori cosiddetti «forti» (almeno 12 libri letti in un anno), quota 14,1%, mentre resta costante da almeno vent’anni che una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa. È inoltre evidente il legame tra l’abitudine alla lettura e altre forme di partecipazione culturale: il 68,9% di chi legge si è recato di più al cinema rispetto al 41,7% dei non lettori, così come il 34,7% dei lettori ha visto almeno uno spettacolo teatrale nell’anno rispetto al 10,2% di coloro che non leggono, così come la frequentazione di musei o mostre che è praticata dal 54,1% del primo gruppo rispetto al 15,8% del secondo. Se nel complesso, in Italia, la pratica della lettura è ancora molto modesta e in molte case i libri sono del tutto assenti, negli ultimi anni si sta lentamente diffondendo il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2016, circa 4,2 milioni di persone hanno letto e-book (7,3% della popolazione di 6 anni e più). Se si aggiungono anche coloro che hanno scaricato libri on-line il numero sale a 6,3 milioni ossia l’11,1% della popolazione di 6 anni e più, in decisa crescita rispetto all’8,2% del 2015. •

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