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giovedì, 14 dicembre 2017

Quel gigante
che è sepolto
dentro di noi

Ognuno di noi ha un «gigante sepolto». Il Premio Nobel 2017, Kazuo Ishiguro, aveva parlato nel 2015 del suo ultimo romanzo, di memoria e oblio e del loro difficile rapporto ma per la prima volta riferendosi a una sfera collettiva che non esclude quella personale, in una storia immersa in una dimensione fantastica. «Il gigante sepolto» (Einaudi) «non muore mai, incombe. Corrisponde a ricordi oscuri del passato. A qualcosa che non è stato affrontato, che si è deciso fosse meglio dimenticare, far finta di niente. Però lui è un gigante, una cosa enorme che potrebbe venire fuori in qualsiasi momento», raccontava Ishiguro, in Italia per il Festivaletteratura di Mantova, con la sua eleganza nipponica benchè si sia trasferito quando aveva 5 anni con la famiglia in Inghilterra. «Ogni nazione ha il suo gigante, ma si trova anche nelle famiglie, tra moglie e marito. Ci sono legami importanti che nascondono o si basano su questo gigante sepolto». E questo romanzo è anche una storia d’amore che pone domande cruciali: «Possiamo continuare a vivere facendo finta di nulla, e per quanto? Magari un gigante sepolto può portare alla distruzione di un rapporto, ma che tipo di amore è un amore che si basa sul far finta di nulla, non tenendo conto di qualcosa che è un gigante? Queste sono le domande che affrontano i miei personaggi», diceva ancora lo scrittore. Quindici anni ci sono voluti per scrivere «Il gigante sepolto» e, raccontava lo scrittore, «non sapevo quale sarebbe stata l’ambientazione. All’inizio ho pensato che dovesse essere nel presente. Ma l’approccio mi sembrava troppo giornalistico». Così ha scelto, con questa dimensione fantastica, «un approccio più universale per proporre dei fenomeni che si ripetono nell’arco della storia, che si possono agganciare a qualsiasi luogo e tempo, la seconda guerra mondiale, la questione razziale in Usa».