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21 maggio 2018

Cultura

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06.01.2018

Quell’immagine che ha trasformato la civiltà cristiana

Massimo Cacciari, 73 anni
Massimo Cacciari, 73 anni

Enrico Gusella «L'icona di Maria diviene; si accompagna a quella del Figlio, ma ancora più di questa sembra sfuggire a ogni astratta tipizzazione. Con quale nome chiamare questa fanciulla dolcissima e dolente, che sembra quasi invitarci a partecipare al respiro del suo bimbo addormentato?» È la domanda con cui il filosofo Massimo Cacciari apre il suo ultimo libro, «Generare Dio». Nel volume edito da Il Mulino nella collana «Icone. Pensare per immagini» (pp. 106, 12 euro) Cacciari indaga il mito di Maria, un'icona di grande fascino tanto nella letteratura, quanto nella filosofia e nell’arte. La figura della Vergine col suo bambino ha svolto un ruolo straordinario nella civiltà europea. Un’immagine che ha assunto forme diversissime, anche quale esemplificazione del proprio rapporto con il divino, e nella relazione di Dio con la storia umana. Ma le grandi icone di Maria non sono tanto illustrazioni di idee già in sé definite, bensì tracce del nostro procedere verso il ruolo che la sua presenza incarna. Proprio dalla potenza di questa figura inizia l'indagine di Cacciari. Un percorso che si snoda attraverso dieci capitoli – da «Nome: Maria» a «L'età del figlio» - lungo i quali viene indagato il mito di Maria che rivive attraverso le parole di grandi poeti quali Holderlin, Dante, Rilke, Mario Luzi o di teologi come Pavel Florenskij. Ma è la mistica francescana a darci l’immagine più viva di Maria, da Iacopone a Pietro di Giovanni Olivi: la gloria di Maria consiste nell’essere concrocifissa. La sofferenza la fa venire meno, ma non la pietrifica come una Niobe. Ed ecco nella grande tavola di Rogier van der Weyden, la« «Deposizione dalla croce» (1435), come il corpo di Maria cade, ed è a fatica sorretto da Giovanni e dalla Maddalena, ma cade secondo lo stesso ritmo della «discesa del figlio», che Giuseppe di Arimatea e Nicodemo vanno deponendo dalla Croce, e che sembra quasi anticiparne il ritorno alla terra. Icone, queste, con cui Cacciari colloca la figura di Maria tra le grandi, grandissime del Tempo. E, ovviamente, lo dimostra nei dipinti e pale d'altare presenti nel libro. Dagli esempi di Simone Martini e Lippo Memmi («Annunciazione e due santi», 1333) a «Madonna col Bambino dormiente» di Andrea Mantegna (1490-1500), dall'Annunciazione di Beato Angelico (1440-50) alle «Storie della croce: annunciazione» di Piero della Francesca, mentre di Giovanni Bellini è «Madonna col Bambino» (1510), fino alla celebre «Trinità» di Masaccio in cui si ritrova il sentimento del dolore e della sofferenza della Maddalena. Vive così Maria, come figlia, madre, sposa, figura e identità ideale di una storia e di un percorso di vita in cui l'attesa, la cura e il patire sono i momenti intimi/interiori e cruciali, che risaltano nelle immagini e nei valori che accompagnano la figura della Vergine e la sua possibilità a «generare Dio» e un mondo infinito. •

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