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25 settembre 2018

Cultura

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19.12.2017

Sotto i riflettori c’è sempre e solo la Grande Mela

La copertina del romanzo
La copertina del romanzo

Flavia Marani «Tutti stanno a guardare», pubblicato da Neri Pozza nella collana Bloom (pp. 253, 16,50 euro) é il primo romanzo di Megan Bradbury, giovane e promettente scrittrice nata negli Stati Uniti e cresciuta in Gran Bretagna. Si configura come un'opera originale, che non segue i parametri classici di narrazione ma offre un carrellata di spunti descrittivi, poetici e precisi, come tante istantanee rubate alla vita di personaggi illustri che hanno vissuto, pensato, lavorato, gioito e sofferto nella più curiosa, complessa, affamata e sordida città della modernità: New York. Non vi è una sequenza cronologica nelle pagine che si alternano, ma solo una grande energia vitale che ispira e seduce, che attrae irresistibilmente tutti coloro che stanno a guardare, poiché qui davvero tutto può accadere e molto si é creato, tanto che sopravvive ancora oggi nell'immaginario collettivo. E' il 1967 quando Robert Mapplethorpe, il celeberrimo fotografo, in una stanza buia di Brooklyn, incolla ritagli su un foglio. Sente la vibrazione della metropolitana, «sudicia e viva. Lo sferragliare dei treni è musica. I graffiti nei vagoni sono arte. La risalita verso la strada è un'ascesa al paradiso». A breve, a Tompkins Square, in una notte di cielo stellato, incontrerà una ragazza che parla velocissimo e con la quale condividerà ideali, poesia e immagini: si chiama Patti Smith e diventerà una delle icone della musica rock americana. E’ il 1922 e dal finestrino del treno Robert Moses, colui che cambierà il volto della Grande Mela, guarda cittadine e paesi di Long Island. Scorge in lontananza acri e acri di terreno boscoso, ma non sa a che uso sia destinato. La sua arroganza urbanistica lo porterà a spianare il bosco senza alcun sentimentalismo per il passato, visto come una «disattenzione del tempo», per portare avanti il suo progetto: costruire la modernità. E' il 1891 quando Walt Whitman, ormai al tramonto della propria vita, in compagnia dell'amico e biografo Richard Maurice Bucke, decide di tornare a New York, per lui da sempre fonte di stimolo e curiosità, «tra la gente della sua città, uomini d'affari e senza lavoro, donne, vagabondi, speculatori, grandi sagome di edifici, il quasi nero del cielo e Broadway, il grande fiume che scorre al contrario». Quando, nel 2013, lo scrittore Edmund White torna a New York, la trova cambiata. I luoghi della giovinezza, i grandi amori, gli incontri che hanno segnato la sua carriera sono lontani perché «il tempo è irrimediabilmente trascorso, i luoghi mutati, i sogni sorpassati». Un ritratto, più che un romanzo, che ha saputo delineare la personalità della città attraverso le vite, le creazioni, le ambizioni, i desideri dei grandi artisti che l'hanno vissuta e amata. •

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