Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
17 dicembre 2018

Cultura

Chiudi

07.03.2018

Sulla montagna dove la solitudine è indipendenza

La copertina del romanzo
La copertina del romanzo

È una storia di cambiamenti, di stravolgimenti radicali di abitudini e di stili di vita, alla ricerca della serenità e delle cose più sicuramente autentiche, quella che Franco Faggiani racconta tra le pagine di «La manutenzione dei sensi» (Fazi Editore, pp. 250, 16 euro). Un viaggio di scoperta, a suo modo, non del mondo ma di se stessi e con protagonista la montagna con i suoi ritmi e la sua «diversità» rispetto a tutto quello che non è la vita in montagna. Il viaggio è quello intrapreso da Leonardo Guerrieri, giornalista (come Faggiani), che dopo la scomparsa della moglie decide di abbandonare l’operosa e funzionale Milano, assieme al figlio Martino, in affido e con la sindrome di Asperger, per trasferirsi in quella baita nella quale la moglie avrebbe voluto trascorrere la seconda parte della loro vita assieme. Il percorso raccontato non è però solo quello dello spostamento geografico all’insegna del moto a luogo, ma quello ben più personale di uno spostamento delle priorità e della riscoperta di rapporti tra esseri umani, familiari o sconosciuti fino ad un giorno prima, dimenticati o ignorati. Il viaggio comincia con gli scatoloni di un trasloco, e prima ancora con la vendita di una casa, dei mobili e di gran parte di quello che apparteneva alla vita del «prima». Ed è poi lo stesso viaggio che porta Leonardo ad essere già in movimento, prima ancora di essersi infilato sui sedili del camion della ditta di traslochi assieme al figlio, quando rispolvera il progetto di restauro della baita in Piemonte quasi Francia, a suo tempo pensato dalla moglie Chiara. Se il protagonista ufficiale del romanzo è Leonardo, assieme a Martino e a Nina (Ninetta, la figlia legittima che però vive a Boston), l’altro è la montagna. «La passione per le montagne m’era venuta da ragazzo guardando una piccola foto in bianco e nero con i bordi seghettati, dove c’era mio padre», dice Leonardo/Faggiani, e ancora «proprio salendo in solitaria i 4.102 metri della Barre des Ecrins, nel versante francese delle Alpi Occidentali, avevo conosciuto Chiara, che saliva in cordata con altri amici». La sorpresa è quella dello scoprire la libertà, mentale prima di tutto, della ciclicità dettata dai ritmi della vita in montagna, così come dai rapporti con chi, della montagna, si è nutrito in tutto il suo essere burbero come Augusto, l’anziano montanaro di antica saggezza. Le passeggiate in solitudine e anche no, le cene seduti allo stesso tavolo della famiglia proprietaria di un agriturismo (non con i turisti), e poi la scrittura, la scrittura e ancora la scrittura. «In un paio di occasioni era salito uno dei pochissimi amici di un tempo con cui avevo tenuto qualche labile contatto... un asociale, come me quando vivevo in città. La solitudine è indipendenza, diceva citando Hermann Hesse». •

Carlo Mandelli
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok