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23 novembre 2017

Cultura

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08.11.2017

Vivere
e sognare
a Teheran

Tre ragazze vicine ai trent'anni a Teheran, ma soprattutto tre emblemi dei conflitti interiori che segnano la loro generazione nell'Iran di oggi: la voglia o la necessità di andare all'estero per costruirsi un futuro, contrapposte al forte senso di appartenenza al proprio Paese; e il saldo legame con la famiglia d'origine, un nucleo forte che la modernità non è ancora riuscita ad allentare, e che fa da protezione e gabbia al tempo stesso. Nasim Marashi, classe 1984 e giornalista a Teheran, racconta questo nella sua opera prima, «L'autunno è l'ultima stagione dell'anno» (Ponte 33, traduzione di Parisa Nazari, pp. 205, 15 euro), 18 riedizioni in soli due anni: una generazione destinata a vivere i travagli della transizione, in un Iran urbano proiettato nel futuro ma ancorato a tuttora solide tradizioni sociali. Ecco dunque Leila, che non ha voluto seguire il pur amato marito proiettato invece verso gli studi ed il progetto di una carriera all'estero. Eppure Leila non è affatto un angelo del focolare: è una giornalista appassionata, ed è protetta dalla stretta amicizia con due compagnie di università (tutte, come molte giovani iraniane, hanno frequentato la facoltà di ingegneria), che non la mollano. E che hanno battaglie da combattere. Roja vuole anche lei lasciare l'Iran per un dottorato in Francia. Shabane invece vive il dramma opposto della tentazione di ripiegarsi su di sé per proteggere il fratello, ritardato mentale, vittima di un senso di colpa che la rende incapace di pensarsi donna. Le tre protagoniste incarnano una fase di transizione per i propri destini individuali, ma anche un'epoca di passaggio per un Iran dove i giovani sono spesso molto istruiti e le donne tutt'altro che sottomesse, al pari dei loro coetanei occidentali. Ma dove sia gli uni che le altre devono fare i conti con qualche problema, come quello di sperare nel visto di qualche ambasciata per realizzare i propri progetti.L.B.

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