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22 settembre 2017

Cultura

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05.07.2014

Modigliani, così l'occhio
è  finestra dell'anima

L'Esposizione di opere di Amedeo Modigliani alla galleria Architettura Arte Contemporanea
L'Esposizione di opere di Amedeo Modigliani alla galleria Architettura Arte Contemporanea

Partire alla volta di Parigi nel 1906, a soli ventidue anni, significò per Amedeo Modigliani voler entrare nell'attualità dell'arte, nel dibattito serrato sulla modernità che le Avanguardie tentavano di affermare. Era il tempo, come scriveva Gertrude Stein, in cui «i quadri volevano uscire dalle cornici», perché la volontà avanguardista di rinnovamento estetico e politico nei confronti della società borghese si misurava sull'estrema sperimentazione del nuovo.
A Parigi, culla della cultura simbolista e bohémienne, Modigliani incontra Picasso e Henry Toulouse-Lautrec, entra in amicizia con lo scultore Costantin Brancusi, di cui apprezza l'essenzialità plastica, e con Chaïm Soutine, con le sue opere dal vitalismo malinconico e disperato.
La vera modernità, però, si configurava nell'arte di Paul Cézanne, che concepiva il quadro non come luogo di proiezione, ma come piano plastico su cui strutturare geometrie elementari e colore, inteso come massa e materia nelle quali si accende la luce. La scoperta dello schematismo geometrico di Cézanne andava ad aggiungersi alla forza espressiva dell'emergente scultura africana e al nascente cubismo, che ibridava il piano della composizione sia in pittura sia in scultura, tanto che gli esordi parigini di Modigliani, nei quali l'attività scultorea era prevalente, rivelano un forte ripensamento e l'opposizione tra il razionalismo geometrico cézanniano e la plasticità classica e arcaica, i quali sfociano nel culto della forma pura e allungata, di cui la linea plasma e definisce il volume.
La purezza delle forme plastiche della scultura si trasferisce, poi, alla pittura e al disegno, come ben evidenziano gli undici disegni realizzati in serigrafia (1912- 1919), con telai a mano su carta giapponese, di questa mostra bresciana.
Nel «Nudo virile» la delicatezza e l'eleganza plastica della figura, nella quale l'asse del volto obliquo e il naso appuntito funzionano come linea che marca la sintesi formale assoluta, incontrano la partecipazione emotiva e discreta dell'artista, che raggiunge la simbiosi perfetta tra fisionomia e psicologia. Il senso classico della forma sembra accompagnare la leggerezza del gesto sinuoso e la povertà del segno rapido, in quanto l'artista accarezza e tocca il foglio come l'uomo tocca la terra e l'universo.
La sua arte è soltanto accenno di linee che plasmano la complessità di un uomo dallo sguardo assente, perché i suoi occhi - a volte svuotati, altre volte tappati da una coltre nerastra - sono le autentiche «finestre dell'anima», che si aprono alla razionalità e al sentimento, alla dolcezza e alla stanchezza del vivere, rintracciabili nelle espressioni del volto.
Ogni figura, fluttuante nella duttilità della linea armoniosa, vorrebbe raccontare il suo modo di stare al mondo, ma il profilo di essa ci rivela soltanto il suo silenzioso abbandono poetico e la sua riduzione a forma stilizzata che sublimano il reale, senza perderne l'incanto e la magia di tutto ciò rimane nascosto.
Amedeo Modigliani, «L'occhio dell'anima»; Brescia, Architettura Arte Contemporanea (via A. Bazzini 5/7); fino al 18 luglio.

Giampietro Guiotto
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