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lunedì, 11 dicembre 2017

Alligatori e uomini
nei contrasti degli Alinari

Una foto simbolo della mostra costruita con gli archivi degli AlinariOperaio tra tubi allo studio Villani (BATCH)

La mostra di fotografia «AnimAlinari», alla Fondazione Cominelli di Cisano di San Felice del Benaco, spicca per la sua eccentricità, perché, la selezione delle 50 fotografie, realizzate nell'arco temporale che va dal 1865 al 1981 e proveniente dagli Archivi Alinari di Firenze, si propone come provocazione, languidamente borghese, sulle associazioni di idee, che la fotografia può provocare.

In primo luogo, il confronto tra ritratto di animale, meglio se esotico ma addomesticato, con quello umano e alla moda. L'alternanza cromatica del bianco e nero di una zebra, infatti, posta in studio davanti a un fondale neutro per decontestualizzarla da ogni possibile riferimento ambientale, si riscontra poi nelle righe orizzontali delle magliette di un gruppo di panettieri di inizi '900, per perpetuarsi ulteriormente nelle colonne interne del Duomo di Prato e nelle strisce pedonali inondate dalla pioggia, mossa dal calpestio di una coppia di anziani.

La mostra, curata da Rosanna Padrini Dolcini e Nicola Rocchi, nel ripescare le preziose foto dai 5 milioni di immagini di cui la società Fratelli Alinari dispone, che raccontano la storia di costume, cultura e arte del Paese, si propone come inedito gioco di associazioni di idee attorno ad animali esotici e a tutto ciò cui essi rimandano, in particolare a diverse regole di costruzione fotografica, dalla statuaria posa fotografica del lama peruviano, a quella leggiadra di una scimmia arrampicata su una scala a pioli, fino a quella distratta di un cagnolino trascurato in compagnia di un cavallo, questo sì distinto e riconoscibile, perché appartiene alla signora Marion Walsh nel 1899.

In questa carrellata di animali, che dovevano stupire, non poteva mancare un poderoso elefante al trotto o il ritratto di un compassato ed elegantissimo signore, seduto in mezzo a un numeroso gruppo di caimani e alligatori nell’Acquario Indo Africano di Firenze. Le istantanee dei Fratelli Alinari si dispiegano, poi, verso soggetti femminili in posa sofisticata, come un’ignota dama, assisa su una rigida poltrona, vivacizzata da un vaso di fiori in boccio e una «Donna grassa» di un circo americano, ma anche la famosa ballerina e spia Mata Hari, giustiziata nel 1917, e la principessa Maria Demidoff, sontuosamente ritratta con un vestito a balze. L'eleganza diviene poi ricercatezza sfrenata della bellezza diffusa in impianti e strutture industriali dello Studio Villani, dove un «Operaio tra tubi all'interno di uno stabilimento metallurgico» sembra sprofondare in un'enorme matassa surreale.

RAFFAELLO Bencini, Vincenzo Balocchi e Filiberto Pittini riflettono sulla seduzione delle architetture antiche, mentre Luigi Leoni ironizza sul rapporto quotidiano tra uomo e animale, inquadrando un pellicano accanto a un marinaio o facendo pedalare su una bicicletta un scimpanzé. Egli fa poi sedere l’attrice Anna Lya su una maestosa gradinata di città, accanto al suo ghepardo al guinzaglio. Leoni ammira la sua bellezza, soprattutto il motivo della sua gonna, identico al manto del ghepardo.

«AnimAlinari. Dialogo Im-possibile attraverso le fotografie storiche dell’Archivio Alinari»; Cisano di San Felice, Fondazione Cominelli (via Padre Santabona, 9); fino al 1 ottobre.