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18 novembre 2017

Cultura

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19.10.2017

Arianna Soccini «ricrea» l’ospedale di Van Gogh

Il plastico della restauratrice si trova nella Basilica PalladianaRicostruzione dell’istituto di cura per malattie mentali di Saint-Rémy
Il plastico della restauratrice si trova nella Basilica PalladianaRicostruzione dell’istituto di cura per malattie mentali di Saint-Rémy

«Van Gogh. Tra il grano e il cielo», mostra curata da Marco Goldin, inaugurata alla Basilica Palladiana di Vicenza, aperta fino all'8 aprile 2018, è un viaggio emozionante nella vita di uno dei più amati artisti del mondo. Le opere sono 129: 43 dipinti e 86 disegni. Molte sono accostate per tema, per rintracciare l'intimità del disegno e il legame con la pittura: dall’esordio nel Borinage in Belgio nel 1880, quando Van Gogh svolgeva la funzione di predicatore laico per i minatori, fino ai quadri conclusivi con i campi di grano di Auvers-sur-Oise nel luglio 1890, pochi giorni prima di suicidarsi.

La mostra rientra nel vasto «Progetto Van Gogh» che comprende una nuova edizione critica delle «Lettere» - cento lettere che riguardano in particolare le opere esposte e altre fondamentali per la storia di Van Gogh -, un film originale, «Van Gogh. Storia di una vita», della durata di un’ora e proiettato in una sala cinema, allestita all'interno della Basilica Palladiana. Prima della sala cinema, inoltre, trova spazio la mostra di Matteo Massagrande, con una decina di studi preparatori e sette quadri, quale interpretazione visiva del testo teatrale sulla storia di Van Gogh «Canto dolente d'amore (l'ultimo giorno di Van Gogh)», scritto da Marco Goldin, che vedrà la luce sul finire del 2018.

UN PROGETTO articolato da più linguaggi che trascina il visitarore in un viaggio alla scoperta dell'artista olandese e dei suoi più intimi segreti. Al fine di ricostruire con precisione l'intera vicenda a e di condurre il visitatore, quasi per mano, tra disegni polverosi e oscuri, quasi della stessa polvere delle miniere del Borinage, fino alle ultime tele, percorse da un'ondulazione continua di colore «fresco»: nella penultima sala in mostra campeggia un gigantesco plastico di circa 20 metri quadrati, realizzato dalla restauratrice bresciana Arianna Soccini. Esso ricostruisce alla perfezione l’istituto di cura per malattie mentali di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy, il luogo nel quale Van Gogh scelse di farsi ricoverare, dal maggio 1889 al maggio 1890.

Il plastico, dopo vari sopralluoghi, studi planimetrici e di foto antiche, che mostravano le variazioni architettoniche e paesaggistiche nel tempo, non è stato concepito per ricostruire storicamente il sito, ma per rintracciare gli elementi, le prospettive e gli ipotetici sguardi di Van Gogh, che possiamo ritrovare poi in molte opere in mostra.

Il plastico, realizzato in tre mesi di lavoro, interamente con materiali naturali, - quali cartoncino e gesso per le parti esterne del monastero, graminacee secche per il campo di grano, graniglia, licheni per i cespugli, fiori secchi e inserti vegetali per il parco -, ha costituito un'immersione totale nella figura e nello sguardo dell'artista - ricorda Arianna Soccini -, perchè «ho dovuto immaginarmi gli attimi della sua vita trascorsa in quel luogo, ripercorrere il campo di grano che l'artista vedeva dalla sua camera, passeggiare come lui fuori dall'Ospedale di Saint Rémy tra gli ulivi, le viti, i cipressi e sullo sfondo la catena delle Alpilles. E pensare a quei pazienti tra le panchine del parco e ai padiglioni con le finestre murate, ascoltare le loro grida, che risuonavano tra il chiostro, l'orto e le colonne del giardino interno, coglierne tutti i colori e la luce».

Giampietro Guiotto
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