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24 novembre 2017

Cultura

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02.11.2017

BENEDINI
ARCHETIPI

Gabriella Benedini, classe 1932, vive a Milano ma è nata a CremonaAlcune opere citano scoperte archeologiche di manufatti sumericiDettagli delle opere di Benedini
Gabriella Benedini, classe 1932, vive a Milano ma è nata a CremonaAlcune opere citano scoperte archeologiche di manufatti sumericiDettagli delle opere di Benedini

Misurare il non misurabile. Scandagliare dimensioni altre: viaggio, mito, memoria. Il bisogno di trascendenza si appaga con l'elegia dell'oggetto: un'arpa, tanti libri, i polimaterici della serie Mousikè, le mappe stellari su garze verticali, e molto altro. Parla l'arte di Gabriella Benedini - cremonese, classe '32, di stanza a Milano -, in mostra alla Collezione Paolo VI di Concesio da sabato (vernice alle 17.30 con l'artista) al 20 gennaio, nell'esposizione «I tempi del cielo» curata da Paolo Bolpagni e Paolo Sachini.

UN RAFFINATO gioco di specchi, calibrato su misura per gli spazi in cui è contenuto, senza influssi confessionali o scivolamenti catechetici. Riflessione sul cielo: «È sempre stato il destinatario della nostra ammirazione e del nostro desiderio di conoscenza - racconta l'artista -, ma anche il depositario di tante supposizioni. La mia ricerca ha radici lontane, e inizia nel 1985 con “Porta del cielo“. Sono temi che arrivano dal passato: Pitagora collegò le sfere celesti al concetto di musica, i Sumeri ci hanno lasciato invece piccole statue di terracotta su cui erano rappresentate le arpe. Parliamo di molti secoli fa». Affascinante il tema, ancora di più il metodo, in particolare per la realizzazione dei libri. «I miei sono l'insieme fuso, elaborato, trasformato di cose raccolte che poi riesco a ricomporre. Mi fermo quando l'immagine del libro diventa significante e mi avvicina a un'idea cosmologica e musicale».

Spunti che si accompagnano agli spartiti, altra serie imprescindibile, tra pentagrammi deformati che sembrano alludere a contrazioni temporali e spaziali. Dentro un percorso che accoglie lo spettatore in un procedimento immersivo. «Proporre una mostra di Gabriella Benedini è coerente allo spirito che caratterizza il museo - aggiunge Paolo Bolpagni -. Siamo di fronte a un linguaggio artistico che, negli ultimi 30 anni, ha indagato i temi del cielo, del mito, del significato della presenza dell'uomo nel mondo. In relazione all'archetipo e agli aspetti più profondi dell'essere umano. È un'arte colta, ma di grande responsabilità». Che chiude un anno ricco di passaggi importanti per la Collezione Paolo VI, aperto tra febbraio e marzo dai viandanti dell'anima di Trento Longaretti, e proseguito in aprile e maggio con la mostra «Kosmos» di Daniele Salvalai.

«Il lavoro di Gabriella è davvero denso di domande sull'universo e sul senso stesso dell'esistere - chiude Paolo Sacchini -. Il primo impatto con le sue opere è, inevitabilmente, visivo. Se ne coglie tutta la qualità altamente scenografica».

L'esposizione, al piano sotterraneo del museo, sarà visitabile dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, il sabato dalle 14 alle 19, con ingresso a 2 euro e visite guidate gratuite ogni sabato. Per informazioni 030 2180817 e collezionepaolovi.it.

Jacopo Manessi
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