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14 novembre 2018

Cultura

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09.02.2018

Enrico Schinetti: la ricerca infinita di bellezza e verità

Giampietro Guiotto I miti greco-latini sono narrazioni fantastiche di gesta di dei o di eroi, appartenenti al patrimonio culturale del popolo mediterraneo. Essi sono riferibili ad accadimenti che si pongono in un tempo perenne, prima o fuori dalla storia, antecedenti all'esperienza umana, della quale sono princìpi fondativi. Per alcuni studiosi, il termine «mito» è associato alla radice «my», da cui mistero e mistico, con il significato magico-iniziatico di «chiudere gli occhi» o «mettere il dito sulla bocca per fare silenzio». Con questo invito l'artista Enrico Schinetti attende il visitatore alla sua ultima mostra «...fra i giardini e l’altrove», che si inaugura domani alle 18 alla sede dell'Aab, per la quale l'artista da un quarantennio tiene corsi di pittura e di figura. È UN INVITO al silenzio, necessario a comprendere l'ultima serie di opere di Schinetti sul senso della vita, che, non essendo coglibile attraverso la speculazione filosofica, l'indagine razionale e la conoscenza del presente, si manifesta come rappresentazione pittorica di realtà simboliche, connesse alla mancanza di spiritualità del nostro tempo e alla nostra umana finitezza. Una mostra, dunque, che segna una tappa significativa del lungo percorso di ricerca di Schinetti, in continuità con il ciclo dei «Giardini ateniesi», esplorato negli ultimi anni, e che sembra appartenere alla morte hegeliana dell'arte. In questo percorso le opere dichiarano che l'arte, oggi, non è più in grado di ottemperare al bisogno di assoluto e di spiritualità della società. Sono gli dei e gli eroi ad ispirare l'artista, a trascinarlo nel loro mondo di passioni e ritualità, dove essi appaiono e scompaiono come presenze furtive, tra intricate fronde ed erbacce, smosse da correnti d'acqua, sollecitate dall'impeto dinamico dei venti, che freneticamente le scuotono. Ma in questo universo simbolico «Niente è come appare» - così avverte un'opera dell'artista -, perché le forme della rappresentazione, nel loro librarsi in materia cromatica, divengono segni astratti e segni mimetici di un reale invisibile e visibile, segni che si mutano in fantasmi di desideri umani rimossi e in «sueño» barocco, secondo il duplice significato del lemma spagnolo di sogno e di sonno profondo. È PROPRIO nel regno delle notti, o ne «La notte del satiro», del sogno, del sonno e del mito, che il demone dei temporali è accecato dai fulmini, che immobilizzano il suo sguardo e quell'istinto sessuale, che non sa frenare. Liberazione degli istinti, piacere orgiastico e desiderio di ritornare allo stato primigenio di natura traspaiono nei volti stravolti degli eroi, nei movimenti nervosi delle loro membra, trasformandoli in personificazioni del desiderio umano, onnipresente ed eterno, perché la condizione umana è uno stato di natura irrisolto nel tempo storico, in quanto rivolto alla conoscenza, alla ricerca della bellezza e della verità, mai raggiungibili. La mostra, curata da Marco Ticozzi, è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 16 alle 19.30, e gode del patrocinio del Comune di Brescia, del Comune di San Zeno Naviglio e della Provincia di Brescia. «Enrico Schinetti: ... fra i giardini e l’altrove»; Brescia, Aab (vicolo delle Stelle 4); fino al 28 febbraio.

Giampietro Guiotto
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