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20 ottobre 2017

Cultura

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26.05.2016

GANDINI
E CAVELLINI

Armida Gandini, «Con Piero - Storia e controstoria di una relazione con l'arte» da Spazio Contemporanea  Il progetto «Tra Manerbio e Pontevico» nasce da   scambi di messaggi
Armida Gandini, «Con Piero - Storia e controstoria di una relazione con l'arte» da Spazio Contemporanea Il progetto «Tra Manerbio e Pontevico» nasce da scambi di messaggi

È una mostra differente da quelle consuete questa dell'artista Armida Gandini, perché interessa la relazione tra l'artista e Piero, figlio di Guglielmo Achille Cavellini. Questa ampia esposizione è accompagnata dalla pubblicazione di «I REMEMBER Una foto al giorno», 2015, www.ilmiolibro.it, un volume di immagini e testi scritti a quattro mani, che mostra la propensione dell'artista alla relazione interpersonale e alla funzione dell'arte, intesa come meccanismo d'allarme sociale, sprofondamento intimista, narrazione, ma soprattutto ascolto dell'altro nel quotidiano.

Ad accogliere il visitatore un imponente muro, simbolo divisorio tra pubblico e privato, perché al di là di esso si apre un angolo di verde con piante prestate da amici e un tavolo di cristallo, con la scritta di Marco Tullio Cicerone, che dice: «Se presso una biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci mancherà». Letteratura, vitalità della natura e arte del bello si intersecano qui, a indicare un colloquio tra le arti e tra gli artisti. Questa intersezione è valida e stimolante anche oggi?

Armida Gandini ha le idee chiare: «In quest'epoca della complessità ritengo di sì, sia per quanto riguarda la contaminazione tra i generi e le discipline, sia per quanto concerne un lavoro di collaborazione tra gli artisti».

COME NASCE l'idea della mostra? «La mostra è frutto della relazione affettiva e professionale con Piero Cavellini. Nell'ultimo anno in particolare ci siamo frequentati con assiduità per via del libro che abbiamo scritto in collaborazione, che racconta la storia della lunga attività di Cavellini come gallerista, autore, editore e osservatore dell'arte. La mostra può essere letta come atto finale di questo percorso che dalla carta stampata si materializza nello spazio della galleria».

Le opere in mostra coprono però un arco di tempo più ampio. «Come scrive Piero nel libro, "la coppia è collaudata". Nel 2008 ho coinvolto la sua nipotina Chiara come protagonista di un mio video e da quel lavoro sono partite altre collaborazioni: un'esperienza in Africa, la partecipazione comune a una mostra di Salvatore Falci, uno scambio di messaggi telefonici formalizzati in un progetto “Tra Manerbio e Pontevico". Inoltre, Piero è tra i miei padri spirituali, presente nell'opera "In buone mani", in cui omaggio con il gesto di una carezza quelle figure che sono importanti punti di riferimento per me e per il mio lavoro».

Nel lavoro di Gandini è frequente la propensione all'aspetto relazionale. Per quanto riguarda il significato dell’interazione con l'altro e con l'arte, «la questione è complessa: credo che l'approssimarsi all'altro sia un processo lento e impegnativo che noi diamo per scontato, ma che si costruisce giorno dopo giorno, prendendosi cura e aprendosi all'imprevisto di ciò che possiamo scoprire dell'universo dell'altro».

C'è un velo di malinconia che aleggia in mostra? Forse perché l'arte parla di quello che manca? Gandini conferma. «L'arte - osserva - è una risposta a quello che ci manca, tenendo presente, però, che è la mancanza ad alimentare il desiderio».

Armida Gandini: «Con Piero - Storia e controstoria di una relazione con l'arte»; Spazio Contemporanea (Corsetto Sant'Agata 22); fino al 29 maggio.

Giampietro Guiotto
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