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16 dicembre 2018

Cultura

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28.02.2018

Iseo, l’unione fa la forza anche nell’arte

Non una mostra, tre. Ma è difficile quantificare, perché quando l’arte diventa unione fa la forza per davvero: moltiplica stimoli, alimenta suggestioni. Succede così che a Iseo tutte le strade portino all’Arsenale, quando a percorrerle è un’ispirazione autentica. «Metamorfosi» di chi sceglie il dialogo, affronta la materia, si sporca le mani. Più che confrontarsi, Renzo Bertasi, Angela Corti, Giuseppe William Vezzoli confluiscono. E sarebbe ozioso, un esercizio di stile, distinguerli in base al mestiere. Incasellarli con definizioni buone per le carte d’identità. Fotografia, scultura e pittura qui sono forme differenti di contenuti parenti; compagni di un unico viaggio, volendo anche lungo, di sicuro mai noioso. Guardando fuori dal finestrino si scorge un paesaggio di riferimenti letterari e cinematografici: punte di poesia di un mondo ora buffo, ora malinconico, sempre tanto evocativo. Bertasi, gardesano dai natali veronesi, è partito dalla fotografia sociale per dragare il lago e trovarvi immagini che non si possono fissare. Nascono fotografie, diventano cortometraggi. Corti, bresciana di Rovato, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera. Apprendendo la tecnica ha capito quanto le piaccia sperimentare, e sperimentando ha imparato far suonare le sue sculture. Vezzoli è triumplino di Sarezzo. Espone da quarant’anni. È approdato a un dinamismo tridimensionale che si nutre di variegate esperienze passate. Sonda con sguardo sicuro un orizzonte incerto. Niente accade per caso e così l’Arsenale avvicina tre artisti selezionati dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione «per estendere questa volta la possibilità di esporre anche a chi si è espressamente candidato», come ha sottolineato la presidente Attilia Consoli. La vetrina che apre ufficialmente la nuova stagione espositiva iseana sarà visitabile fino al 18 marzo (dal martedì al venerdì dalle 16 alle 18, il sabato e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18). •

Gian Paolo Laffranchi
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