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19 settembre 2018

Cultura

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31.07.2018

L’alchimia tra Caravaggio e il jazz è prodotta da Matilde Brescianini

La pianista e ideatrice del progetto Rita Marcotulli TADAAM UMBRIA JAZZLa scena dello spettacolo «Caraviaggianti» al teatro Morlacchi di Perugia TADAAM - UMBRIA JAZZ
La pianista e ideatrice del progetto Rita Marcotulli TADAAM UMBRIA JAZZLa scena dello spettacolo «Caraviaggianti» al teatro Morlacchi di Perugia TADAAM - UMBRIA JAZZ

L’origami e il caleidoscopio e l’esplosione geometrica, sonora, di una bellezza antica. Secessione seicentesca che riporta l’arte totale all’opera moderna: Michelangelo Merisi è (divenuto) multimedia concert, il «Caraviaggianti»; è la compartecipata sfida al maledettismo su cui assemblare la carovana alla partenza. Per raggiungere… «tutti, trasversalmente». SI PUÒ CREDERE a Matilde Brescianini, direttore artistico di Tadaam che insieme a Umbria Jazz ha prodotto lo spettacolo-fusione (tra musica parole canto pittura tecnologia). Clarense, un passato artigiano, la voglia matta di mettere al mondo virgulti passionali: «Ho cambiato rotta a 52 anni, il motore me l’hanno acceso incontri eccezionali. Geni, mecenate, aziende. Il nuovo germoglio ha messo l’anima». Ta-dam! appunto, primo vagito bresciano il 31 marzo 2016. «Caraviaggianti» è stato varo del Festival umbro, che per la 45esima edizione ha raggiunto le 400mila presenze in Perugia, sfondato il muro delle 300 ore di sound, ospitato oltre 500 musicisti. La pianista romana Rita Marcotulli, ideatrice fattiva e sentimentale del fusion project, ha voluto con sé Mieko Miyazaki (koto e voce), Israel Varela (batteria), Tore Brunborg (sassofoni), Michel Benita (contrabbasso), Marco Decimo (violoncello) e Michele Rabbia (percussioni). L’ensemble visuale di Karmachina si è occupato degli enormi triangoli vitali sui quali decollazioni, canestre, esodi, pampini ed efebici fanciulli son diventati metamorfico design, rorido parimenti all’olio su tela del maestro milanese. «Con Rita siamo passate da una sintonia respirata al lavoro - racconta Brescianini -. Devo ancora metabolizzare il day after. Pensavo di arrivare qui con le ossa rotte, invece il debutto ha sigillato un’energia bellissima, centuplicata rispetto a ogni previsione. È stato sold out di occhi curiosi, gente affamata di italianità». Dalla Cina, dal Brasile, dallo scrigno del Belpaese a godere 75 minuti compatti di performance sopra al velo visionario d’oltre 20 dipinti: la missione, mostrare Merisi come persona. «La comicità poetica di Stefano ha aiutato molto. Il suo vocione sbucava dalle immagini portando Caravaggio tra la gente, uomo tra gli uomini». Stefano è Benni, paroliere di versi ad hoc fregiati su enormi tele-vele (Narciso a ispirargli quella «Lacrima rugiada di chi spera, stella della tortura/ Compagna dei pensieri, perla di mari oscuri»). DISFA LA CODA, posa gli occhiali. Libera, sostiene il diapason del mestiere: «Il creativo vibra con una frequenza diversa, abita altri spazi, chiede di essere compreso, assorbe energie» affronta l’assalto di gioie e dolori. «Accendere l’intesa tra me e l’artista, tra noi e il pubblico è gioia. Burocrazia e deriva economica i dolori. Lo sguardo degli imprenditori cambia i giochi. Se pensano cultura uguale aria fritta, neanche s’inizia. Se ci credono, allora sorgono isole felici alla Umbria Jazz: senso civico, partecipazione, internazionalità, valore». Brescianini è pronta. Alla tournée continentale porta il Mati(lde)-mantra: «Caravaggio è fantastico. Caravaggio è pura forza. Secondo me al Caravaggio piacciamo». •

Alessandra Tonizzo
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