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15 dicembre 2018

Cultura

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01.03.2018

L’inconscio e la società La visione pittorica di cinque artiste amiche

Opera di Laura Massardi 2017«Freccia d’argento», un olio su tela di Elena Manfredini 2009
Opera di Laura Massardi 2017«Freccia d’argento», un olio su tela di Elena Manfredini 2009

Cinque donne, cinque sodali, ma un'unica passione: la pittura, praticata come analisi intimista e modalità di relazione con il mondo. Con la consueta complicità che le caratterizza da lungo tempo, Laura Baronio, Laura Benedetti, Elena Manfredini, Manuela Marziali e Laura Massardi inaugurano alle 17, nel salone Vanvitelliano di palazzo Loggia, la mostra «Incroci divergenti», promossa dall'Associazione Amici dell’Aab e curata da Giovanna Galli. La pittura in Laura Baronio è un vagare incerto, dolce e spettrale, nell'abisso della vita, che a volte non si comprende e non si controlla, per cui l'artista - nell'opera «Fiore del mio pensiero», divisa a metà da bagliori cromatici di petali floreali, trasparenze di acque, che scendono nelle viscere del mondo, e tracce allusive di figure e relazioni umane - cuce le due parti, nella speranza-certezza di formare un'unica tela in attesa di «Quel che resta del giorno» (K. Ishiguro). L'interrogazione su ciò che è visibile, invisibile e inconscio attanaglia le ultime opere di Laura Massadri, che neutralizzano la realtà, riducendola a visione smaterializzata, che porta con sé lo sconfinamento verso l’astrazione e l’informe, nei quali la temporalità e la spazialità si sacrificano, divenendo flussi di colore o texture cromatiche impalpabili, che salgono verso il cielo come cortecce di alberi. La realtà è sempre apparenza, o fantasma di se stessa, traccia allusa da Manuela Marziali attraverso una pittura che affida alla potenza del colore l'energia della vita, l'impeto simbolico ed espressivo di estendersi e dileguarsi, sprofondare e ricomparire nel reale, percepito, quest'ultimo, solo come parvenza. Se in queste artiste l'indagine sull'inconscio permea visioni astratte ed eteree, in Laura Benedetti ed Elena Manfredini la pittura figurativa diviene analisi della crisi del soggetto contemporaneo in piena dimensione solipsistica. Benedetti ritrae «soggetti noti»: amiche zittite dalla malattia e dall'ansia, immortalandole in momenti di spaesamento e «realismo magico». L'artista tenta di far emergere la parte intima e nascosta che ogni figura tende a nascondere o è incapace di far emergere. Presenze umane, colte sempre di schiena e solamente nella parte inferiore del loro corpo, popolano le visioni spettrali e nebulose di Elena Manfredini. Nella scelta antiretorica dei soggetti, l'artista adotta solamente toni spenti, come fossero una patina malinconica, che copre il dinamismo lento delle figure anonime, inconsapevoli di conoscere il loro destino, sia pur provvisorio. Figure umane si dispongono come sagome in uno spazio privo di prospettiva, depurate della loro fisicità. Il colore sembra spegnersi come ultima espressione di un' emozione, affidata alla luce, che potrebbe accendere il tutto.Fino al 14 marzo. •

Giampietro Guiotto
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