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21 luglio 2018

Cultura

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25.11.2017

La creatività di Marras
corre su due binari

Antonio Marras, Ancora più intenso, 2017 FOTO DANIELA ZEDDA
Antonio Marras, Ancora più intenso, 2017 FOTO DANIELA ZEDDA

Per gli amanti del look e dell'arte doppio appuntamento oggi a Brescia con la creatività dello stilista di moda Antonio Marras: alla Galleria Massimo Minini alle 17 inaugurazione della mostra «Seipersei» e alle 21.30 performance «Mio cuore io sto soffrendo, cosa posso fare per te?» alle Ex Cantine Folonari, in via Fratelli Folonari 17.

Per Antonio Marras, la moda, l'arte, il teatro, l'architettura e il design sono modalità per creare trame narrative, inventare immagini e storie in cui il filo del passato si intreccia e trascina sempre quello del presente. Così, non esiste la differenza di progettare un abito o fare un disegno perchè nel suo stile, volutamente decostruttivista, l'artista mescola sempre le carte: quelle della storia del costume, dell'arte, della letteratura e della storia sociale in particolare della cultura sarda, saldamente attaccata ai valori della propria terra.

PER QUESTA MOSTRA bresciana l'artista sardo ha trasformato l'intero spazio della galleria in un regno sacrale che si apre al pubblico con sei grandi pale laterali contenenti altrettanti sei frammenti di disegni acquarellati in cui si mescolano segni espressionisti, parti corporee, dita di uguale lunghezza e unghie nere graffianti. Al centro della stanza - con al fondo un grandissimo tappeto, che funge da altare in cui campeggia il grande ritratto di Massimo Minini -, l'artista ha appeso al soffitto quindici «orfanelle» ossia esilissimi abiti che scendono a terra grazie al peso di ruote di bicicletta, che le rendono ampie, e illuminati al loro interno. In questi magici intrecci di fili elettrici, lampadine, fili di cotone, di cuciture e fili di ferro, fotografie e disegni e tante cornici di epoche diverse si evince ancora una volta che il processo creativo di Marras non mira alla realizzazione di un ordine bensì ad un disordine voluto, metafora del nostro quotidiano che nella furia della frenesia continua, miscela gli scontri tra le differenze identitarie, ammette le contraddizioni e le trasgressioni sensoriali nelle tante pratiche del godimento.

Il disordine è sinonimo di unicità, tanto che nella sala dedicata ai ritratti dei papi, ques'ultimi sono privati della loro fisionomia, ma sono soltanto differenziati dal loro abito, a significare che «è l'abito a fare il monaco» e non viceversa. L'artista appiccica su di essi carte, colori e stoffe, interviene poi con il disegno, e distrugge le loro vesti, privilegiando la linea dell'eterodossia strumentale, che vuole uscire da ogni vincolo linguistico e rifuggire dai recinti e regimi culturali e, nel caso di Marras, profondamente legato alla Sardegna, anche da quelli territoriali. Sulle pareti, come fossero tele, Marras è intervenuto realizzando poi8 una carta da parati innestata da arabeschi e macchie decorative floreali, che alla fine egli stesso strappa, facendo emergere parti di intonaco. E su di esso l'artista ri-interviene con sgocciolamenti di acquarello simili a quelli del caffè versato, per poi appendere infine fotografie e disegni osé.

Giampietro Guiotto
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