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23 settembre 2018

Cultura

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15.02.2018

LA PORTA DI CALVELLI

Sacchini, Paderni, Bonomi e Nonelli accanto alla «Porta di Paolo VI»Madonna del mantello, in collaborazione con Giò Ponti (1944)
Sacchini, Paderni, Bonomi e Nonelli accanto alla «Porta di Paolo VI»Madonna del mantello, in collaborazione con Giò Ponti (1944)

Stacanovista dell'arte, refrattario al «sistema mercato» – non accettava commissioni -, centrifugo sul piano geografico. Ripiegò nel 1979 da Milano verso Ponte di Legno, buen retiro di cui restano lasciti concreti - illustrazioni, soprattutto – in buona parte delle abitazioni del paese camuno. Amava vestirsi di marrone, passione tutta francescana. E poi lavorava e disegnava, disegnava e lavorava. In modo infaticabile. Producendo emozioni su medaglia, ma non solo: rilievi, sculture a tutto tondo, fogli tratteggiati. In una settantina di opere c'è il suo mondo: «Ettore Calvelli (1912-1997). Sculture, medaglie, design», è il titolo della mostra allestita nella Collezione Paolo Vi di Concesio sotto la cura di Angela Bonomi Castelli, Edoardo Nonelli e Paolo Sacchini, direttore del centro, in collaborazione con Marisa Paderni. SI INAUGURA sabato, secondo tradizione alle 17.30, un'esposizione che corre parallela a quanto proposto dal Paolo VI nel 2017, con l'omaggio a Trento Longaretti. Come allora, il legame elettivo è quello che unisce i protagonisti alla figura di papa Montini. Calvelli, originario di Treviso e per molto tempo unico medaglista presente all'interno dei Musei Vaticani, fu uno degli artisti più vicini al pontefice bresciano (lo chiamava «il mio papa»), tanto che il pezzo pregiato della mostra è rappresentato dalla «Porta di Paolo VI», proveniente dalla chiesa di San Giacomo di Poia di Ponte di Legno. Solo una tappa dentro un percorso diviso in tre sezioni tematiche - la formazione, l'immagine sacra e il lavoro tra design e arte -, e aperto da un autoritratto su bronzo del 1985, in cui Calvelli sceglie si rappresentarsi con una medaglia tra le mani. Uno dei rari spunti autoreferenziali che vale, da solo, a raccontare l'importanza avuta da quella specifica tipologia espressiva nell'arte del protagonista. Come un duetto sacro, lì a fianco i Diari di una vita: annotazioni scrupolose, vicissitudini, rigore documentaristico. «Me li consegnò, dicendomi che un giorno sarebbero serviti» svela Angela Bonomi Castelli, che insieme a Edoardo Nonelli condivise parte di vita con Calvelli. «Siamo di fronte a un artista molto musealizzato, anche se la nostra proposta intende comunque favorire una riscoperta almeno parziale del suo lavoro, che resta poco noto al grande pubblico - spiega Paolo Sacchini -. Per la prima volta, inoltre, nell'ebook che accompagnerà la mostra metteremo a disposizione i Diari di Calvelli, con la volontà di sollecitare ulteriori studi sulla sua figura». Altri aspetti importanti sono il rapporto con Giò Ponti, la volontà di valorizzare un artigianato di alto livello e le sorprese dalla parte finale dell'allestimento, dove spiccano i cartoni per le decorazioni interne delle navi Andrea Doria, le cui opere finirono perdute nel tragico affondamento del transatlantico, e della Giulio Cesare. La collezione è aperta in via Marconi 15, a Concesio dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17, il sabato dalle 14 alle 19 con ingresso a 2 euro (info collezionepaolovi.it, 030 2180817). Coordinate per godersi il frutto di un'esistenza controcorrente, rivolta all'innalzamento spirituale più che alla vacuità della gloria. •

Jacopo Manessi
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