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17 ottobre 2017

Cultura

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22.06.2017

Le valli e il centro storico:
com’erano, come sono

La presentazione della mostra di Cristian Capuzzi (primo da destra)La «Civiltà contadina» immortalata da Fausto Schena
La presentazione della mostra di Cristian Capuzzi (primo da destra)La «Civiltà contadina» immortalata da Fausto Schena

Hanno un sapore tutto bresciano le tre mostre fotografiche al Museo Nazionale della Fotografia in Contrada Carmine 2F, aperte fino al 2 luglio: «Civiltà contadina» di Fausto Schena, «Un racconto fotografico dal Carmine a Brescia 2» di Cristian Capuzzi e una selezione di immagini di Giovanni Anselmi (1908-1987), quest'ultima collocata in «Mostra nel cassetto», anteprima di una grande retrospettiva che verrà presentata il prossimo anno per ricordare la straordinaria curiosità del fotografo.

LE IMMAGINI di Fausto Schena (1895-1986) possono essere considerate frammenti di un brano verista, perché rappresentano uno spaccato nudo e crudo della vita quotidiana delle valli bresciane. Con uno sguardo puntato verso i «vinti», ossia verso quell'umanità toccata dalla fatica del lavoro, Schena si rende interprete della durezza del loro vivere quotidiano, filtrando le loro azioni con afflato naturalistico, per il quale la bellezza è un valore assoluto, legato alla purezza delle origini e all'importanza delle tradizioni che toccano i grandi valori della vita.

Nessuno scavo antropologico, ma un'attenzione alla poesia, che governa il ciclo delle stagioni, e ai rapporti discreti tra uomo, natura e animali e alle diverse attività generate da un'umanità umile e laboriosa. Nelle immagini di Schena, in cui le luci e le ombre si alternano in giochi straordinari di bianchi e neri, vi è un'eleganza di matrice naturalistico-sentimentale, che insiste nella scelta di scene caratteristiche, dalla lezione casearia all'attività del maniscalco, dal lavoro necessario dei campi alla raccolta di fiori selvatici, descritte perfettamente dall'autore in bigliettini appesi a lato di ogni immagine, a completamento narrativo di un grande romanzo episodico. Le fotografie, nate da una lenta osservazione del dato reale, sembrano ricercare il senso profondo della storia e le radici della terra.

Con «Un racconto fotografico dal Carmine a Brescia 2» di Cristian Capuzzi si incontra la vita di strada dei nostri giorni. I suoi scatti sono attimi fuggenti rubati all'ordinaria quotidianità del centro storico e del quartiere del Carmine, con le consuete passeggiatrici e gli inavvertiti passanti. Il fotografo, classe 1973, tenta un sincretismo culturale nella composizione, ponendo a confronto gli stilemi medievali, rinascimentali e modernisti dei monumenti del centro storico con la presenza di cittadini di culture lontane, che inavvertitamente incontrano bellezze a loro estranee.

Capuzzi, pur mantenendo un grande rispetto per ogni soggetto, trasforma la fotografia di strada in tensione rivelatrice della mancata assimilazione tra le culture.

Giampietro Guiotto
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