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11 dicembre 2017

Cultura

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10.08.2017

Lo sport che sublima la guerra:
Lazzaro, Stagnoli, Testori e Sassu

Aligi Sassu, «Passa la corsa - Giro d'Italia» 1992, pastello su cartaGiovanni Testori, «KO (Box I)», 1970, olio su tela, 200 x 130 cm
Aligi Sassu, «Passa la corsa - Giro d'Italia» 1992, pastello su cartaGiovanni Testori, «KO (Box I)», 1970, olio su tela, 200 x 130 cm

Da dieci anni la piccola Chiesa di San Barnaba, incastonata tra le montagne in Bondo nel neonato Comune di Sella Giudicarie a Trento, ospita in estate una rassegna d'arte di notevole prestigio e propone incontri e riflessioni sull'arte e la poesia, organizzati dallo Studio d’Arte Zanetti di Bagolino. È qui, tra verdi vallate e terre di confine, che furono luttuoso scenario del primo conflitto mondiale - di cui sono ancora visibili segni e ferite -, che ha preso forma il 16 luglio la manifestazione «Agonismo e furore. Lo sport esorcismo della guerra» (fino al 17 settembre).

L’evento nasce da un’idea e dal progetto di Mario e Marco Zanetti, che sottolineano come «l’arte, la poesia e lo sport declinato nelle diverse discipline possono rappresentare una vera opportunità verso un clima di condivisione, collaborazione e riflessione per valorizzare e consolidare le nostre radici. Gli artisti, i poeti, gli scrittori, i giornalisti, gli storici e gli sportivi coinvolti, con la saggezza di una grande firma quale è quella del poeta e scrittore Roberto Mussapi, rappresentano una condizione ideale di contatto tra arte, cultura, attività economica e talenti».

Il flucro del progetto è rappresentato dalla personale di Walter Lazzaro (1914-1989), pittore dagli spazi muti e metafisici, nei quali personaggi e natura sono immersi in una luce diafana, per far sentire, come ebbe a scrivere Giorgio De Chirico, «la sottile presenza di questa vita che tace, di questa vita silente; che tace, ma che con il suo silenzio dice tante cose». Accanto è allestita la collettiva di Pierre Albert Leroux, Marco Nones, Aligi Sassu, Giovanni Testori e dei bresciani Attilio Forgioli, Antonio Stagnoli e Giuseppe Rivadossi, a ricordare lo sport, la guerra e l’eroismo in una trentina di opere.

Il tema della guerra è il leit motiv della mostra di Walter Lazzaro (1914-1989), perché la selezione delle opere, tutte del 1943/1944, è stata prodotta dall'artista durante la sua permanenza nel campo di concentramento a Biala Podlaska, in Polonia. Durante quel periodo, l'artista realizza disegni e piccoli oli, che narrano la vita di detenzione, tra cui ritratti, nei quali il silenzio metafisico dei volti prelude il mutismo. La sua ricerca, che risentiva delle istanze del secondo '800 per lo studio del tono e del chiaroscuro rinascimentale, stemperata da una pittura di tocco di ascendenza antica, diviene congeniale nei ritratti disegnati su carta, fino a trasformarli in pagine di un diario emotivo da non cancellare: piccoli disegni di prigionieri malati o in attesa nel lager, volti tristi e affamati, nei quali l'artista non raggiunge mai il tono anedottico.

La luce, poi, tornisce il volume dei volti, immortala lo sguardo abbacinato di ogni compagno, fino a rendere cristallina la definizione di ogni ritratto. Il delirio della guerra e la sofferenza umana si fondono ai tratti del disegno come segni indelebili, per essere poi ripiegati in chiave modernista nella mostra collettiva, in cui Forgioli trasforma un elmetto militare in una composizione aerea di un paesaggio, mentre Stagnoli inscena una «Strage degli innocenti». Rivadossi piega plasticamente in due la sua figura scultorea, le nasconde il viso e le vieta di mostrarsi.

Giampietro Guiotto
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