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21 novembre 2017

Cultura

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31.10.2017

RESIDENZA
«OPEN»

«Open Studio» è organizzata  con Carl-Emil Gabrielsen di Dry LabPalazzo Monti in piazza Tebaldo Brusato è una dimora del XIII secolo
«Open Studio» è organizzata con Carl-Emil Gabrielsen di Dry LabPalazzo Monti in piazza Tebaldo Brusato è una dimora del XIII secolo

La germinazione creativa è iniziata durante l’estate, alimentata da correnti visive, estetiche, materiche e concettuali provenienti da tutto il mondo, che hanno trovato il loro punto di convergenza a pochi passi dal museo di Santa Giulia: al civico 22 di piazza Tebaldo Brusato, tra affreschi neoclassici e fascinazioni noblesse oblige. Palazzo Monti, l’epicentro dei nuovi cortocircuiti: spazio del fermento underground e inedita residenza d'artista che pulsa nel cuore della città.

INDIPENDENTE, contemporaneo, con un forte ascendente internazionale e una vocazione no profit, il progetto plasmato da Edoardo Monti (25enne bresciano cittadino del mondo, da anni residente a New York, dove lavora per la stilista Stella McCartney) ha sfoggiato per la prima volta la sua immagine pubblica lo scorso 21 ottobre, mettendo in mostra le opere realizzate dai vari pittori, scultori, fotografi e surfisti della videoarte che negli ultimi mesi hanno abitato e riempito di energia e stimoli multiformi la storica dimora bresciana, costruita nel tredicesimo secolo per volontà della famiglia Maggi e dagli anni ’50 di proprietà della famiglia Scaroni Monti.

Nome in codice dell’esposizione: «Open Studio», emblematico come di più non si potrebbe. Organizzata in collaborazione con Carl-Emil Gabrielsen, founder di Dry Lab, «distaccamento» dell’omonimo magazine supercool con base a Copenhagen e Londra che mette in dialogo arte, moda, musica e cultura per instaurare connessioni interdisciplinari proiettate verso il futuro, la collettiva ha dato una prospettiva ancora più dinamica e avanguardista alle visioni e quindi alle creazioni degli artisti, giocando lungo la sottile linea del contrasto spaziale, tra l’austerità e l’eleganza del passato e le provocazioni-degenerazioni dei linguaggi prodotti dall’era ultradigitale.

RISULTATO: una sorta di Factory postmoderna dislocata attraverso i due piani del palazzo, dove gli artisti hanno lavorato fianco a fianco ispirandosi a vicenda e soddisfacendo al contempo quella necessità di input, sensazioni, connessioni, libertà e relazioni umane positive che sono nutrimento indispensabile per alimentare l’arte stessa.

Le opere realizzate durante questa prima fase della residenza a Palazzo Monti ed esposte nell’«Open Studio» portano la firma dei vari Daniel Martin, olandese, Maya Fuhr, canadese, del duo femminile composto da Dori Deng and Meta Drcar; e ancora dal fotografo inglese Paul Phung, dalla brasiliana Liene Bosquê, da Heather Guertin e Caroll Taveras, testimoni del sogno americano, da Leonardo Anker Amadeus Vandal, Frederik Nystrup Larsen, Søren Drastrup, Filip Vest e del già citato Gabrielsen, questi ultimi tutti danesi.

Pensieri policromatici, infinite sfumature stilistiche, con un denominatore comune anagrafico under 35. Il programma di residenza è completamente gratuito (info e contatti: ciao@palazzomonti.org), al termine del percorso ogni artista donerà uno dei suoi lavori a quella che diventerà la collezione palazzo Monti. Per chi se la fosse persa, domani è l’ultimo giorno utile per visitare la mostra: dalle 10 alle 18, ingresso libero.

Elia Zupelli
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