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21 gennaio 2018

Cultura

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23.11.2017

San Francisco-Brescia
Lawrence a 360 gradi

Ferlinghetti controllato dalla polizia FOTO WALTER PESCARA (DETTAGLIO)
Ferlinghetti controllato dalla polizia FOTO WALTER PESCARA (DETTAGLIO)

Tra i bresciani il fotografo Walter Pescara è certamente colui che meglio conosce intimamente Lawrence Ferlinghetti, l'artista, il poeta, l'editore, il libraio - fondò la libreria e la casa editrice City Lights a San Francisco, nel 1953 -, ma sopratutto l'agitatore politico più noto della Beat Generation. Lo certificano due importanti mostre fotografiche di Pescara, la prima, ospitata al Bunker di via Odorici e aperta fino all’8 dicembre, costituita da un percorso visivo di 80 metri lineari, che racconta le vicissitudini di poeti e compagni di viaggio di Ferlinghetti.

La seconda da Visual Art, in collaborazione con il Museo Ken Damy, di corsetto Sant'Agata, che documenta le tre visite del poeta a Brescia, accanto ad altre immagini degli interni della sua casa a San Francisco o in compagnia del figlio Lorenzo e dei suoi nipotini sulle spiagge di Bolinas. Il discreto rapporto tra il fotografo bresciano e Lawrence Ferlinghetti risale al 1999, quando Pescara è inviato da Panorama per un reportage sulla Beat Generation, il movimento letterario che, da New York a San Francisco, dalla costa Est alla costa Ovest, aveva animato il panorama culturale americano degli anni ’50 e ’60.

DA QUESTO PRIMO incontro sorgerà tra i due, poi, un'intesa amichevole e duratura. Lo testimonia, altresì, la quarantina di immagini in mostra, che sembra entrare nell'intimità del poeta per coglierne il lirismo e le contraddizioni umane, che traspaiono sia nei versi, sia nelle performance, sia nei suoi gesti più spontanei. Pescara immortala, così, la performance del poeta nel 2002, quando Ferlinghetti, all'Auditorium San Barnaba di Brescia, dipinse su un pianoforte un gruppo di figure umane stilizzate, accompagnate dalla grande scritta «Sono la voce dell'anima volante».

Altre immagini raccontano che il giorno seguente il fotografo accompagnerà l'amico poeta a Chiari per ricevere la cittadinanza onoraria e incontrare le numerose e riscoperte famiglie Ferlinghetti. L'episodio, però, che maggiormente segna la cittadinanza bresciana del poeta, grazie agli scattie al clamore giornalistico, fu il fermo di polizia in contrada delle Cossere nel 2005, mentre il poeta sbirciava un portone e un cortile, dove visse suo padre.

Ferlinghetti, allora ottantaseienne, ormai internazionalmente conosciuto per essere stato incriminato per oscenità in seguito alla pubblicazione di «Howl» di Allen Ginsberg, voleva accertare nel centro di Brescia le sue radici italiane, ma allora vi riscontrò soltanto un grande clamore. L'incredulità e lo sguardo attonito del vecchio-bambino slegano il senso di libertà e la dimensione post-ideologica, che lo contraddistinguono come vecchio poeta che sembra rasserenarsi totalmente nelle immagini che lo vedono spadellare nella sua cucina di San Francisco.

I momenti felici si susseguono e si alimentano per la presenza del figlio Lorenzo e dei nipotini accampati in una casetta costruita in cima a un albero. Walter Pescara li immortala tutti durante la sua visita nel 2007: in quell'incontro, egli consegnerà a Ferlinghetti le fotografie delle sue performance, mentre l'amico poeta, in segno di riconoscenza, riverserà su poster-fotografici, destinati all'amico, aforismi e perle di saggezza e di modestia. A margine della mostra, sempre nella stessa sede, a ingresso libero, alle 18 di sabato verranno proiettati due film: sabato «Run away America», del bresciano Silvano Agosti, e sabato 2 dicembre, in lingua originale, «Ferlinghetti», di Christopher Felver.

Walter Pescara: «Lorenzo Ferlinghetti Brescia San Francisco andata e ritorno»; Brescia, Visual Art (Corsetto S. Agata, 12); fino al 21 dicembre

Giampietro Guiotto
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