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28 maggio 2018

Cultura

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01.02.2018

Addio a Stefani, timoniere dell’«Ulisse»

Umberto Stefani: è scomparso a 70 anni
Umberto Stefani: è scomparso a 70 anni

Flavio Marcolini Un appassionato, costante e rigoroso amore per la letteratura ha attraversato tutta la vita di Umberto Stefani, mancato a 70 anni dopo una lunga malattia alla Domus Salutis. Noto a molti bresciani come il timoniere della libreria «L'Ulisse», che al civico 8/A di corso Matteotti dal 1976 al 1993 fu meta indispensabile per molti lettori che lì potevano scovare - fra un tè, una conversazione amichevole o un caffè - anche i volumi di case editrici piccolissime e sconosciute, irreperibili in quegli anni negli scaffali delle altre librerie della città, Stefani si contraddistingueva per il suo stile asciutto: sobrio ed essenziale, garbato ed arguto, celava una conoscenza sterminata, anche dei testi più impensabili. Padovano di nascita, era arrivato in città dopo la laurea in Sociologia all'Università statale di Trento negli anni incandescenti che ne temprarono la solidissima preparazione culturale e un carattere del tutto refrattario alla superficialità. AMICO DI AUTORI di culto come Edmond Jabès e di Bohumil Hrabal, si gettò subito in un'impresa da molti giudicata folle a quel tempo: creare dal nulla una libreria indipendente - allora la si sarebbe detta «di tendenza» - nel cuore di Brescia. Nei locali austeri e accoglienti dell'«Ulisse» fummo in molti a capire qualcosa in più di quello che andavamo cercando, spesso uscendone con pile di libri che non avevamo previsto di acquistare. Di qui passarono, per gli incontri da lui organizzati in un'epoca seria e vivace come nessun'altra, scrittori come Claudio Magris, Vincenzo Consolo, Piero Camporesi, Salvatore Natoli e tanti altri ancora. Poi, ad un certo punto della sua esistenza – chiusa bottega non senza qualche sofferenza – Umberto Stefani si buttò in una attività solo apparentemente di un altro genere, quella di degustatore di vini senza adulterazioni, inseguendo per altri sensi e sentieri la verità e la purezza, sue mete agognate da sempre con paziente raffinatezza. Sommelier per lunghi anni in Franciacorta, da lettore si trasformò in saggiatore, di vini sorseggiati e di parole, scritte stavolta da lui. Condensò nel 1997 i pellegrinaggi alle sorgenti compiuti in giovinezza nella raccolta «Dalla Mitteleuropa. Incontri e letture», uscita per la Grafo. In seguito per dodici anni fece fermentare un altro volume, «Ventuno vignaioli», che pubblicò per L'Obliquo nel 2009. IN UNA SORTA di consapevole e moraleggiante divertissement, ancora per L'Obliquo aveva poi tradotto nel 2012 «Quattordici favole» di La Fontaine, con le illustrazioni di Giosetta Fioroni, un lavoro accurato e brioso che si segnalava per il rigoroso rispetto delle rime. Del 2017 infine è il suo quarto e ultimo libro, «Prosa in pezzi», per le edizioni La Quadra di Tino Bino, una raccolta di microstorie scritte in un quarto di secolo sui grandi temi della vita: il tempo, l'amore, i viaggi, gli incontri, l'incolmabile iato tra ideale e reale, coscienza e legge. Ancora storie stravaganti di chi s'è perso e non sa ritrovarsi, illuminanti viaggi a Vienna e a Praga sulle orme dei suoi autori prediletti, il folgorante corpo a corpo con il Courbet più inguardabile, le descrizioni di stanze e oggetti di vita quotidiana: vecchie fotografie, una rosa colta e conservata in omaggio a Rilke, le piccole statue di Don Chisciotte e del suo fido scudiero Sancho Panza. E alla fine la malattia, che martedì, inesorabile, se l'è portato via. Per tutta la giornata di ieri in un mesto pellegrinaggio sono stati numerosi gli amici, i lettori e gli estimatori che gli hanno reso omaggio. Il rito civile si svolgerà questa mattina alle 10 nella Sala del commiato del Tempio crematorio di Sant'Eufemia, partendo dalla camera ardente della Domus Salutis alle 9.45. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Flavio Marcolini
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