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domenica, 17 dicembre 2017

«DAI GIALLI
MESSAGGI
SOCIALI»

Camilla Läckberg, giallista svedese autrice de «La Strega»La copertina del libro (BATCH)

«Il “Noir” vuole intrattenere, ma tra un colpo di scena e l’altro si possono lanciare anche messaggi sociali. Si devono lanciare, perché il nostro mondo è sempre più complesso e ci chiama all’impegno». Camilla Läckberg, 43 anni, di Fjällbacka, in Svezia, in quindici anni di attività è entrata nel gotha delle scrittrici di libri gialli. Questo grazie a una sequenza di romanzi nei quali i suoi alter ego letterari, Patrik Hedström ed Erica Falck, sono impegnati a sciogliere enigmi polizieschi sullo sfondo di Fjällbacka. L’autrice è in Italia per presentare il suo ultimo lavoro «La Strega» (Marsilio, pp. 688, 19,90 euro). La storia prende le mosse dal rientro a casa dell’attrice Marie Wall: il suo ritorno coincide con un omicidio che riporta a crimini mai risolti e magiche leggende.

Da Fjällbacka via Stoccolma, un successo planetario. Si è interrogata sui motivi?

Credo siano più d’uno. Innanzitutto, da svedese, noto che il mio paese gode di un certo credito all’estero. Magari si tratta di stereotipi «buoni», come il welfare, la natura, il benessere e una certa libertà anche nei legami familiari, però la Svezia è una nazione di riferimento per tanti aspetti e questo tiene alta l’attenzione. Poi (sorride) spero di metterci anche un po’ del mio con storie avvincenti e messaggi positivi.

Storie che partono da un paesino di neppure mille abitanti, quello in cui lei è nata. I suoi concittadini come hanno reagito di fronte alla sequenza di crimini?

All’inizio erano titubanti, adesso hanno adottato i personaggi e fanno di tutto per entrare nelle storie. Ci sono file di miei conoscenti che vogliono dare corpo a nuovi protagonisti e la frase che ricorre più spesso è «Mi fai uccidere un parente?». Insomma, dopo i primi passi un po’ timidi, il matrimonio tra la Fjällbacka della finzione e il paesino reale funziona. Paesino che è stato rilanciato anche sul fronte turistico: una volta era il luogo di vacanze di Ingrid Bergman, l’ultima volta ci ho trovato una comitiva di orientali, tutti con le macchine fotografiche. Mi hanno pure chiesto se conoscessi Camilla Läckberg.

E i due protagonisti, Erica e Patrick? In quindici anni come li ha visti crescere?

Erica nasce come giornalista-scrittrice trentacinquenne e single convinta. Patrick è un ispettore di polizia decisamente affascinante. Si sa come vanno a finire certe cose e dopo le nozze la famiglia Hedström ha portato nei racconti la giusta dose di normalità. Li immagino come una coppia che, accanto ai casi spinosi, deve affrontare i piccoli problemi quotidiani. Le loro vicende giornaliere sono, in sostanza, lo specchio delle mie e questo li rende simpatici ai lettori.

Dallo scomparso Stieg Larsson, a Jo Nesbo, a lei, la Svezia è terra di giallisti

Sì, e ci frequentiamo pure! È il vantaggio di vivere in un paese non molto popoloso: ci si conosce, si fa amicizia e si diventa una specie di famiglia. Quindi, se volete un po’ di gossip sugli autori di noir svedesi, dovete solo telefonarmi.

Tra un romanzo e l’altro ha pubblicato anche un saggio «A scuola di giallo»: quali consigli darebbe ai giallisti in erba?

Innanzitutto partire dalle buone idee: se ci sono, la maggior parte del lavoro è fatta. Poi, mai abbattersi: sedetevi al computer e non preoccupatevi se le parole non escono subito. Arriveranno. Terzo: frequentare una buona scuola di scrittura. In Svezia ce ne sono molte e io stessa nasco da un corso dedicato alla letteratura noir.