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17 ottobre 2018

Cultura

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15.11.2017

Fender, cinema
e i ’60 di Pagani
tra sogni e nostalgia

Mauro Pagani al MoCa
Mauro Pagani al MoCa

«Impressioni di... novembre». Per parafrasare il pezzo di culto del repertorio Pfm. I ricordi accatastati da Mauro Pagani ieri sera al Mo.Ca partono dal negozio di dischi Vigasio, sotto i portici. Tempio della musica beat nostrana: «Comprai una Fender rossa e la pagai 252.000 lire. Le cambiali le firmava Marconi, che era l'unico maggiorenne del gruppo».

Un aneddoto che apre la strada alla carrellata a ruota libera del musicista di Chiari, ospite di Renato Corsini e Jean Luc Stote nella mostra «La Generazione Beat», organizzata dal Ma.Co.F. L'assenza come motore della fantasia: «Quando hai poco, sogni tanto. Se giri per le strade di Chiari e il bar è chiuso non hai nulla. E ti immagini tutto. Fellini lo dimostra: è il figlio per eccellenza della provincia. Eravamo sicuri che avremmo visto un mondo migliore, e questo era la benzina di ogni cosa. Dio solo sa quanto ci sbagliavamo».

VITA DA PROVINCIA di provincia, precisa Pagani. «Andavamo al cinema Sant'Orsola, quello parrocchiale – prosegue il protagonista –: trasmetteva, senza saperlo, film che contenevano semi di sovversione. Con 200 lire si faceva serata: 100 per la proiezione, 90 per un pacchetto di nazionali e 10 per la cicca. C'erano i nebbioni, chissà dove sono finiti».

La malinconia d'annata sfuma nella critica verso l'industria discografica italiana: «Di gran lunga la peggiore. Non esportiamo un gruppo rock da 30 anni, siamo tornati a imitare. Le cose funzionavano con il prog, che era cultura classica e rock fusi insieme. Provo nostalgia per l'energia di allora, quello sì». Anche se in fondo quel decennio appare oggi come un «piccolo miracolo pilotato da fuori», così diverso dal suo ritratto. «Non c'era libertà, nei paesi comandavano il maresciallo e il prete. Erano così famosi quei Sessanta? Non per noi che li vivevamo». È questo l'insegnamento della serata e di un'epoca ormai lontana: il passato appare sempre migliore del presente. E anche di sé stesso.J.MAN.

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