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20 ottobre 2017

Cultura

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07.09.2017

Ha scalato il cielo
Etica e spiritualità
i pilastri di Aste

Armando Aste
Armando Aste

Nel suo «Dizionario filosofico» Voltaire scrive che «Ai vivi si deve rispetto, ai morti soltanto la verità». Ma anche a voler essere crudelmente oggettivi come suggerisce il filosofo francese, di Armando Aste, spentosi qualche giorno fa a Rovereto all’età di 91 anni, non si può dire altro che era un «grande». Come alpinista, certamente. Ma soprattutto come uomo.

Chi era Armando Aste? Benché la sua famiglia fosse originaria della Vallarsa (un paese sul lato sinistro idrografico della valle si chiama infatti Aste), Armando nacque ad Isera, in provincia di Trento, il 6 gennaio 1926. Mosso da una fede religiosa incrollabile, Aste si avvicinò alla montagna per trarne soprattutto esperienze utili ad accrescere la propria spiritualità. «Sono orgoglioso della mia fede che considero l'unica vera ricchezza che possiedo», disse proprio in un’intervista del 2013. Ed aggiunse: «Al di là di ogni falsa modestia, so di essere un uomo limitato ma ho imparato che credere è più importante di sapere, di capire e di qualsiasi impresa alpinistica».

Pietra miliare dell’alpinismo, Aste è stato uno dei più abili ed innovativi scalatori italiani del dopoguerra e del - chiamiamolo così - periodo «post-Bonatti».

La sua attività si svolse soprattutto sulle Dolomiti (ma non solo!) e comprese prime ascensioni assolute, prime invernali e prime solitarie di livello internazionale.

Tra le sue imprese più significative vanno citate sulle Dolomiti la prima salita solitaria della via Couzy sulla parete nord della Cima Ovest di Lavaredo, la prima solitaria della via Brandler-Hasse sulla parete Rossa della Roda di Vael. Fra le sue innumerevoli «prime» effettuate in cordata citiamo una per tutte: la via dell'Ideale alla parete sud della Marmolada, decisamente un gradino avanti sia nella concezione del percorso che per le difficoltà incontrate rispetto a quanto era stato fatto sino ad allora.

Aste fu anche uno dei protagonisti della prima ascensione italiana della parete nord dell'Eiger con il bresciano Franco Solina. Fu poi molto attivo nelle Ande Patagoniche dove vinse la Torre sud del Paine lungo un itinerario di difficoltà eccezionale per l’epoca. Pochi alpinisti, almeno sino agli anni Ottanta, hanno saputo uguagliarlo e superarlo. Fra questi ultimi, Aste annoverava il vicentino Renato Casarotto (1948-1986, morto sul K2). «Per Casarotto si può usare il superlativo assoluto», disse il grande alpinista trentino, «perché era tanto capace quanto prudente».

E la prudenza, per Aste, era una virtù fondamentale, non fosse altro perché assieme a giustizia, temperanza e fortezza rientra tra le quattro virtù cardinali.

Eugenio Cipriani
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