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26 settembre 2018

Cultura

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24.11.2017

Hunziker
a cuore aperto:
la mia vita
era un incubo

«Com’è possibile che sia cascata nel tranello del maestro di una setta? Che abbia accettato di farmi gestire la vita e la carriera prima da lei, poi dai capi della sua organizzazione? Che abbia ubbidito a ordini a volte assurdi? Che mi sia ritrovata a credere che Clelia fosse una sorta di messia e di essere io stessa la reincarnazione della sorella di Gesù, una donna macchiata da peccati ancestrali da meritare, se mi fossi allontanata dalla setta, la morte, dell’anima e del corpo? Che abbia tremato e sofferto per le punizioni, le minacce, gli anatemi? Perchè può succedere a tutti. Anche a te che stai leggendo, a tuo figlio, tua figlia, al tuo partner, ai tuoi genitori. Il punto è che tutti abbiamo le nostre fragilità, i nostri punti deboli, i nostri bisogni inespressi, le nostre paure».

Michelle Hunziker racconta il suo periodo più buio, cinque anni d’inferno, nel nuovo libro «Una vita apparentemente perfetta». Tutti conoscono la professionista dello spettacolo di origine svizzera (madre di tre figlie, Aurora avuta dal primo marito Eros Ramazzotti e le piccole Sole e Celeste dal secondo Tommaso Trussardi) per il senso dell’umorismo, l’autoironia, i lunghi capelli biondi e il sorriso sfolgorante. Eppure c’è stato un tempo in cui quel sorriso era la più luminosa delle maschere, indossato per nascondere le fragilità di una ragazza di poco più di vent’anni. Proprio nel momento più buio della sua esistenza avviene l’incontro destinato a cambiarla. Lei è Clelia, una donna accogliente, materna, empatica, capace di intercettare negli altri le debolezze e le crepe di cui forse nemmeno sono consapevoli: proprio per questo, una formidabile manipolatrice. La mela rossa con la quale seduce Michelle ha il sapore dolce della comprensione profonda, dell’ascolto privo di giudizio. Dopo di che, la punisce abbandonandola, impedendole ogni tipo di contatto con lei e con gli altri membri della setta.

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