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22 novembre 2017

Cultura

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10.11.2017

L’abbandono, una madre
e una figlia: è l’«Arminuta»

Donatella Di Pietrantonio
Donatella Di Pietrantonio

Una terra aspra, dura come la pietra che non si scalfisce sotto i colpi che solo la vita a volte sa riservare. L'educazione affettiva di una bambina senza nome, detta «l'arminuta», in dialetto abruzzese «la ritornata». Il mondo che la scrittrice Donatella Di Pietrantonio tratteggia nel suo ultimo «L'arminuta» (Einaudi, 2017), acclamato vincitore del Premio Campiello, è simile a una distesa rocciosa sulla quale come in un'oscura favola arcaica si animano i personaggi della storia: a parlarne sarà l'autrice stessa, di passaggio oggi in città alle 17.30 presso la Libreria Nuova Rinascita e dalle 19.45 al Caffè Letterario Primo Piano di via Beccaria. Al centro della narrazione, una tredicenne che scopre di non essere figlia delle persone che l'hanno cresciuta e che la restituiscono alla sua vera famiglia, e un passaggio da un mondo ricco di affetti a un crudo reale intriso di relazioni umane dominate dalla durezza: «Il romanzo nasce dal tema della maternità, declinata nei suoi aspetti più oscuri e meno rassicuranti - spiega l'autrice -. Ma anche dal ricordo delle storie che ascoltavo da piccola, di bambini ceduti a coppie sterili. Ascoltavo queste strane storie e mi chiedevo con l'ingenuità della mia età di chi fossero questi bambini: dei genitori che li avevano generati o di quelli che li avevano cresciuti?».

Il rapporto madre-figlia diventa così la trave portante del romanzo, un dolente viaggio fra le ragioni di un abbandono, uno scavo nel dolore di una separazione. Un racconto senza freni della cruda realtà, resa quasi palpabile da un linguaggio scarno, che procede per sottrazioni continue. Una scarnificazione che riduce fino all'osso le emozioni: «La lingua che ho scelto punta all'essenziale, cerco di eliminare ogni forma di ridondanza. Da qui l'uso del dialetto abruzzese, una lingua povera nell'espressione delle emozioni e dell'affettività» rivela l'autrice. Un'essenzialità che sembra risiedere, ancora, nei sussulti di un'arida terra e nell'insondabile mistero dei legami di sangue. STE.MA.

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