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11 dicembre 2017

Cultura

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12.09.2017

Peter Falk, l’attore
«condannato»
al volto di Colombo

Peter Falk, il tenente Colombo
Peter Falk, il tenente Colombo

Il pubblico italiano che ama i telefilm polizieschi d’annata - tra cui Kojak, Starsky e Hutch, Chips, Charlie’s angels, Magnum P.I., Per le strade di San Francisco - sa che il primo posto, per indice di gradimento, spetta al Tenente Colombo interpretato da Peter Falk. Nato il 16 settembre 1927 a New York, l’attore è scomparso il 23 giugno 2011 a Beverly Hills, per l’aggravarsi dell’Alzheimer. Ma resta nella nostra memoria più per il personaggio del serial che come attore del cinema.

Infatti qualsiasi spettatore, quando lo rivede in un film, da «Angeli con la pistola» di Frank Capra a «La grande corsa» di Blake Edwards, da «Invito a cena con delitto» di Robert Moore a «Il cielo sopra Berlino» di Wim Wenders - per citare i più famosi -, esclama spontaneamente: «Guarda, il tenente Colombo!». Ad attestare il costante successo della serie tv della Nbc è l’ennesima replica in Italia - in onda su una rete Mediaset - delle 45 puntate, trasmesse dal 1971.

Colombo esprime simpatia perché è originale: trasandato, dallo sguardo assente, coi capelli arruffati, l’impermeabile spiegazzato ed un eterno sigaro in mano. Fiutata la preda, come un segugio la tallona con domande asfissianti, in un’indagine condotta con metodi non convenzionali ma procedura ferrea: indurre l’assassino a commettere un errore.

Il pubblico nutre tante curiosità. La principale è nota: «Lieutenant Columbo», tradotto «Il tenente Colombo», è chiaramente di origine italiana. Ma di fronte alla domanda «forse anche Peter Falk è nostrano, avendo americanizzato il nome Pietro Falco?», molti non sanno la risposta. Si è scomodata addirittura la Fondazione Tiboni, fondatrice a Pescara del Mediamuseum, Museo nazionale delle Arti dello spettacolo, con una sezione dedicata ai divi nati in Italia: Colombo è sì italiano ma non lo è Falk, di famiglia ebrea e padre ungherese. Un altro nome di battesimo ipotizzato, Nick Longhetti, è una bufala.

Ma non mancano certo in Colombo altre tracce dell’italianità: al di là di citazioni sull’Italia in varie puntate, l’episodio «Vino d’annata» - diretto dal compianto Jonathan Demme (Oscar 1992 per «Il silenzio degli innocenti») - è ambientato in un ristorante della Sicilia, con l’assassino che è un critico gastronomico abituato a ricevere il pizzo in cambio di buone recensioni. In più l’auto del tenente - la Peugeot 403 Cabriolet - è francese (prodotta nel 1956-61 in 2000 esemplari) ma è stata disegnata dall’italiano Pininfarina: a differenza del catorcio del telefilm, è un’auto di lusso, ancora posseduta da pochi collezionisti. Sono invece quasi introvabili i gialli cartacei, pubblicati anni fa da Crochet e Mondadori; infatti si è tentato di trasporre le sceneggiature di Colombo, ideate di fatto per la tv, ma con scarso successo. In effetti, leggere un libro e vedere Falk/Colombo in azione è un’esperienza ben diversa.

Stefano Vicentini
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