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19 novembre 2018

Cultura

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02.09.2018

RUSSIA 1917 IL PASSATO SI RIVOLTA

Davide Orecchio,  classe 1969, è al suo terzo libro
Davide Orecchio, classe 1969, è al suo terzo libro

Davide Orecchio lavora sulla storia con gli strumenti della letteratura, ma ne racconta versioni diverse e ne esplora possibilità non accadute. Segue il filone iniziato con i libri precedenti: «Sei biografie infedeli» e il romanzo «Stati di grazia», ma in questa storia la fantasia viene irrorata, fatta volare quasi fosse un film con un regista che spazia tra epoche e temi diversi. Una cinepresa puntata sull’ottobre sovietico, ma con continui cambi immagine. Quali sono stati più grandi tradimenti storici del Novecento? Il Novecento è stato un secolo infedele e volubile, affascinante e terribile. Il primo tradimento direi che l’ha compiuto al suo esordio, sotterrando nella Grande Guerra gli orizzonti di benessere e allargamento dei diritti civili che, almeno in Europa, lasciava scorgere. La Rivoluzione russa è stata pure un tradimento, ma su questo non aggiungo altro visto che ci ho già scritto un libro. Eppure mi spaventano, di quel secolo, anche le promesse mantenute; si veda l’esecuzione capillare e scrupolosa del programma di odio e sterminio nazista in Germania. Ma è stata anche un’era formidabile per l’arte e la letteratura mondiali che, proprio tradendo i modelli dei predecessori, volgendo le spalle alla «tradizione», hanno creato opere nuove e irripetibili. Ora in questo inizio di secolo a che cosa andiamo incontro: i populisti sono dietro l'angolo, il movimenti xenofobi pure, che cosa stiamo sbagliando? Per quanto riguarda populisti e xenofobi, spero si vada incontro a un tradimento. Ossia che non mettano in pratica quanto promettono. Mi auguro con tutto il cuore il loro fallimento. Spero invece che l’Unione Europea, l’unico progetto politico sensato e corretto degli ultimi cinquant’anni, non prosegua il suo naufragio ma possa ripartire su più profonde e comunitarie basi sociali, politiche e ideali, non solo economiche, monetarie e neoliberiste, e con una classe dirigente all’altezza del compito. Per il resto, nel mondo mi pare di vedere la vecchia storia di sempre, seppure con nuovi mezzi e tecnologie: imperialismo economico e ancora imperialismo economico. In cosa abbiamo sbagliato? Mi ripeto: non ci sono classi dirigenti all’altezza. E noi, in genere, votiamo le persone sbagliate, ma raramente ci propongono quelle giuste. L'ha interessata di più parlare di Stalin, Trockij, oppure ritrovare Bob Dylan e Gianni Rodari, Italo Calvino e contestualizzarli in modo diverso? È difficile dare una risposta. Certo, scrivere di Stalin e Trockij per me aveva molta importanza. Mi è servito ad aggiornare quanto sapevo, a sistemare le mie idee sulla rivoluzione e sul comunismo. Eppure sono personalità storiche con le quali mi confronto da decenni, e credo che questa frequentazione proseguirà anche in futuro. Invece scoprire e raccontare personaggi minori, come il sindacalista Plotkin o il Partigiano Kim di Calvino, entrambi realmente esistiti e portatori di vite straordinarie, mi ha davvero entusiasmato. Quanta importanza ha avuto il percorso di uno dei suoi genitori che al comunismo era giunto attraverso il fascismo e la guerra? Diciamo che il mio è un atto conoscitivo - scatenato da una curiosità insopprimibile - verso la vita di mio padre, che per differenza d’età poteva essermi nonno, e che non mi raccontò mai molto della sua biografia nel Novecento. Ora è morto da tempo e non può raccontarne più nulla. Conoscere il secolo passato per me equivale a conoscere mio padre. Quali potranno essere le rivoluzioni di oggi in un mondo così globalizzato: culturali, economiche o ci attende dell'altro? Mi fido della scienza e della medicina. Guardo a loro. Sulla politica è impossibile farsi illusioni. E anche le arti non mi sembra che se la passino molto bene, schiacciate come sono dall’oppressiva e banalizzante dittatura dell’intrattenimento. Ad ogni modo, le rivoluzioni non sono altro che esplosioni per accumulo di processi graduali, figlie di un continuo lavorio sotterraneo che alla fine si esacerba nel grande botto. Ma la direzione quasi mai è prevedibile: sessant’anni fa eravamo convinti che avremmo conquistato lo spazio, invece ci ritroviamo con gli smartphone e i social media. E' convinto che il mondo sia un'arancia con i vermi dentro? No. Questa era una convinzione di mio padre. La frase infatti è una citazione da una sua pagina di tipico «pessimismo siciliano». Essere tra i finalisti del Campiello che cosa le ha portato? Più fiducia in quanto scrivo e in come lo scrivo. La possibilità, eccezionale, di raggiungere lettori ai quali il mercato non mi avrebbe mai fatto avvicinare. E poi, una «seconda vita» per il libro, a circa un anno dalla sua pubblicazione. Infine, una verifica di quanto già sapevo, e che avevo riscontrato osservando lo scarto tra la produzione editoriale sulla Rivoluzione russa offerta nell’anno del suo centenario - il 2017 - e la ricezione da parte del pubblico su questi temi ancora molto scarsa. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
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