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29 aprile 2017

Cultura

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21.04.2017

PLAUTILLA
PITTRICE
INVISIBILE

Santa Caterina da Siena, olio su rame La Presentazione di Gesù al tempio con due monache,  1545-’57L’Annunciazione, olio su tavola, Galleria degli Uffizi
Santa Caterina da Siena, olio su rame La Presentazione di Gesù al tempio con due monache, 1545-’57L’Annunciazione, olio su tavola, Galleria degli Uffizi

Nicoletta Martelletto

FIRENZE

I santi hanno visi soavi. Le architetture sono sofisticate. A Santa Caterina, replicata all’infinito, scende spesso una lacrima lungo la guancia a condividere con Cristo il dolore della Passione. E le miniature sui corali sono il più antico documento dell’estro pittorico di Plautilla Nelli, monaca domenicana di cui gli Uffizi a Firenze celebrano l’attività inedita con una mostra personale, aperta fino al 4 giugno nella Galleria delle statue e delle pitture.

E’la prima pittrice documentata in Toscana, forse in Italia, nella prima metà del Cinquecento. L’ha riscoperta la fondazione Advancing women artists, che l’8 marzo scorso ha inaugurato una collaborazione col direttore del museo Eike Schmidt per realizzare ogni anno una mostra dedicata ad una donna artista. Di Plautilla si innamorò più di dieci anni fa la presidente della fondazione Jane Fortune, cui venne tra le mani in un mercato antiquario una monografia sulla religiosa: «Una vicenda che mi ha appassionato e che mi ha spinto a cercare nei magazzini dei musei le opere femminili che andavano soccorse». Da allora Awa ha fatto restaurare otto dipinti – oggi esposti agli Uffizi-, nove disegni e due corali attribuiti all’artista, oltre a 35 opere di altre donne scultrici e pittrici dal XVI al XX secolo, da Artemisia Gentileschi a Violante Siries Cerroti.

Lo storico delle vite degli artisti, Giorgio Vasari, scrisse di Plautilla che «avrebbe fatto cose meravigliose se, come fanno gl’uomini, avesse avuto commodo di studiare ed attendere al disegno e ritrarre cose vive e naturali». Invece la formazione di Polissena Nelli, così recita il nome di battesimo, avvenne in totale autonomia, nel chiuso della cella del convento di Santa Caterina dove entrò a soli 14 anni. Polissena, nata nel 1524, figlia di un ricco mercante dalle doppie nozze, si fece monaca da adolescente col nome di Plautilla martire romana, precludendosi ogni possibilità di istruzione nelle accademie. Si avvicinò all’arte come strumento devozionale lavorando sulle miniature di manoscritti, totalmente autodidatta, ispirandosi nel tempo ai disegni di fra’ Bartolomeo detto Baccio della Porta. Priora a 40 anni, aprì nel convento una scuola d’arte, senza contatti con l’esterno, rimanendo chiusa in codici espressivi che non potevano tener conto dell’evoluzione della pittura già a fine Cinquecento (morì nel 1588). Distrutto il convento di Santa Caterina, alcune sue opere restano in chiese domenicane, tra cui una Pentecoste a Perugia, e il Compianto sul Cristo morto nel refettorio del convento di San Marco a Firenze, quest’ultimo restaurato proprio grazie ad Awa. Plautilla dipinse moltissimo, i suoi quadri erano fonte di ispirazione mistica ed è stato nei depositi degli Uffizi che Fortune e la curatrice della mostra Fausta Navarro hanno recuperato alcune opere dall’oblio. La vendita dei quadri era fonte di reddito per il convento, apprezzata anche dal riformatore Gerolamo Savonarola, secondo il quale la produzione d’arte «preservava queste donne dall’indolenza»(!).

La religiosa è anche autrice di una “Ultima Cena” che si ritiene essere l’unica al mondo di mano femminile: in precario stato di conservazione, è al centro di una raccolta di fondi internazionale per finanziarne il restauro, destinata nel 2018 al Museo di Santa Maria Novella. In questa ben composta Cena alcuni critici e lo stesso Vasari sottolineano la femminilizzazione degli apostoli, legata al fatto che suor Plautilla non potè aver studiato l’anatomia e le fattezze maschili dal vivo, se non su stampe o su quadri di mano religiosa, mentre poteva disporre delle monache come soggetti di posa. La riscoperta getta un po’ di luce sul ruolo delle donne nel Rinascimento dei Medici, capaci come l’invisibile Plautilla di un vero professionismo e di una consapevolezza della potenza dell’immagine.

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