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13 dicembre 2017

Cultura

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23.07.2009

S-paesaggi, una ricerca nella realtà «artificiale»

Roberta di Girolamo: "Redland"
Roberta di Girolamo: "Redland"

Ci sono ragioni civili oltre e forse prima che stilistiche per trasformare i nostri paesaggi in «s-paesaggi», come recita il titolo della mostra collettiva allestita negli spazi della Galleria Battaglie. La galleria si presta ad un'operazione che invita a riflettere, vuole accostare, mettere a confronto, suggerire; senza verità preconfezionate, ma solo con percorsi di pittura, che vale la pena di seguire.
È certo ormai che il paesaggio è un residuo mentale, anche se a tutti capita, specie nelle nostre valli, di cogliere con lo sguardo qualche scorcio che ancora ci fa ricordare come era il mondo; la pittura, dopo aver cantato le marine e le montagne, dopo aver cantato i fiumi e le sponde operose, sembra essersi ritirata dalla natura: la pittura si accosta al paesaggio come luogo «artificiale», un Central Park per il nostro footing, o si accosta al paesaggio come luogo di immagini, con i suoi grumi, i suoi umori, le sue materie così vitali e cariche di energia.
Il paesaggio si vela di nebbie nelle opere di Alberto Zamboni; siamo nella città di fine novembre, quando tutto sembra subire un processo di lento mascheramento, ottenuto per veli, per increspature di diversa valenza, una città silenziosa, quasi ovattata, che alla nebbia aggiunge i ritmi lenti del crepuscolo lungo, quando tutto sembra essere avvolto da una sorta di inscurita bambagia. Da questa città possiamo trascorrere ai paesaggi aperti, «liberati» in una certa misura, di Alessio Ottelli e di Luciano Pea, paesaggi in cui l'orizzonte si abbassa fin quasi a riempire di cielo, e sia in cielo che in terra compaiono presenze, piccoli movimenti tra le nubi o tra le fronde, richiami a volte, intriganti, alla qualità della pittura che manifesta se stessa.
Un rinvio ai toni, a certi neri che hanno il sapore dell'inquietudine, al gesto ampio della mano che omaggia la cultura dell'informale, viene dai paesaggio di Alessandro Spadari, in cui tensione psichica e ricerca di timbri pittorici si fa modello espressivo essenziale; e il paesaggio ritorna energia e tensioni, ma anche luogo gravido si apprensioni.
Questo percorso nella natura, spinto all'eccesso estremo, portato quasi oltre la godibilità dello sguardo, finisce nel bisogno di essere pittura, di immergersi nelle lievi increspature che la materia picta provoca: è il caso di Roberta di Girolamo, la cui riflessione sul gesto, sulla materia e sulla distanza dello sguardo diviene ricerca di qualità della mano che si imbeve di tracce. Per chiudere, sul lato opposto a quello di avvio con le figure di Pier Cattaneo, che cerca non più il paesaggio, ma il profilo, la forma, in cui rinvii erotici e rinvii mentali sembrano declinarsi assieme per un esito di lontana e stupefatta misura. Il cielo si restringe, ad inseguire paesaggi mentali, unici forse ancora possibili.
Ragioni di natura e di cultura, dicevamo; ragioni di sentimento e di riflessione, all'interno di una realtà espressiva che si misura con il mondo, senza perdersi in esso, che mantiene lo sguardo, ma privilegia la ricerca emotiva; una pittura che ritorna alla pittura, di cui non sappiamo fare a meno, nonostante le fughe che trent'anni di minimalismo hanno cercato di portare in campo. Ma la pittura si rivela ancora gesto, armonia/disarmonia, pensiero per tracce, grumi, rigori; è ancora un fare ad arte.
«(S) Paesaggi», collettiva (Cattaneo, di Girolamo, Ottelli, Pea, Spadari, Zamboni) alla Galleria «Delle Battaglie» (via delle Battaglie, 69)fino al 26 settembre.

Mauro Corradini
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