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22 gennaio 2018

Cultura

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28.12.2017

VITTORIA DI MUSA

Il MuSa, gioiello culturale della città di Salò: riaprirà a marzoIl vaso borraccia del II secolo d.C. che Salò rivorrebbe da Gavardo
Il MuSa, gioiello culturale della città di Salò: riaprirà a marzoIl vaso borraccia del II secolo d.C. che Salò rivorrebbe da Gavardo

Sergio Zanca La mostra dedicata alla follia, curata da Vittorio Sgarbi all'interno del MuSa, ha chiuso i battenti con un successo di visitatori: 45 mila i biglietti staccati in otto mesi. Il segno di una stagione da incorniciare per il Museo di Salò. «È stato un onore ospitare questa esposizione, ricca di opere meravigliose - ha commentato Giordano Bruno Guerri, direttore del MuSa -. Sono felice che questa bellezza sia stata percepita». Esposti quadri di grandi maestri della storia dell’arte, come Francisco Goya, Franz von Stuck, Francis Bacon, Adolfo Wildt e di notorietà nazionale (Silvestro Lega, Antonio Ligabue...), la cui mente, attraversata dal turbamento, ha dato vita ad un’arte allucinata e visionaria. C'era pure un olio di Adolf Hitler, che ha fatto discutere. Adesso il MuSa propone due nuovi allestimenti, dando ospitalità alle mummie e al museo Archeologico. I 19 reperti, riconducibili a 13 persone, sono busti e teste di briganti e carbonari del periodo 1820-30, considerati soggetti pericolosi e temuti, da tenere ai margini. Molti di loro vennero fucilati. Il medico Giovan Battista Rini, nato nel 1795, laureatosi a Pavia, rimasto qualche anno all’ospedale di Milano, e scomparso nel 1856, li ha imbalsamati con una tecnica particolare, mai divulgata, chiamata «la pietrificazione». Ancora oggi sono in perfetto stato di conservazione. Dopo essere state esposte per un breve periodo, provocando reazioni tra i bambini facilmente impressionabili, Guerri le ha nascoste in magazzino. L’idea è di ricollocarle in un locale protetto, un laboratorio utilizzato dalle scuole, chiuso a chiave, e accessibile solo dopo avere chiesto l’autorizzazione. IL MUSEO Archeologico, aperto nel 2005 a Palazzo Coen, in spazi ristretti, raccoglie una serie di reperti, soprattutto di epoca romana, scoperti nella zona del Lugone, ora via Sant’Jago. Le campagne di scavi degli anni Settanta hanno portato alla luce una necropoli. L'utilizzo di tecnologie informatiche avanzate ha consentito il trattamento dei dati archeologici nella loro componente spaziale e cartografica, fornendo la base scientifica per la ricostruzione del paesaggio antico. Di particolare valore una stele funeraria del III secolo d.C., il cippo di Letilio Firmino, una bella tazza di vetro finemente decorata, forse di origine orientale, che risale al II secolo. Difficile invece riportare a casa lo splendido vaso-borraccia in terracotta, realizzato in una bottega della Gallia centrale, forse quella del celebre Felix di Lione, attiva nei primi decenni del II secolo, decorato con scene dell'apoteosi di Dioniso-Liber e l'uccisione di Laomendonte re di Troia per mano di Ercole. Salò lo reclama da tempo, ma il Gruppo Grotte di Gavardo, che l’aveva trovato, non lo ha mai mollato. Intanto Vittorio Sgarbi pensa a una mostra da inaugurare in marzo: riguarderà Pablo Picasso. E non mancano le mostre temporanee: nella Loggia della Magnifica Patria fino al 4 febbraio ci sono i «Panni Stesi» di Attilio Forgioli e Pino Mongiello, esposizione curata dalla Civica raccolta del Disegno di Salò e da Carlo Arturo Quintavalle e Claudio Cerritelli, promossa anche dal MuSa. •

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