Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
23 luglio 2018

Economia

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

05.06.2012

Biologico, nuova scommessa per Ca' del Bosco e Provenza

Maurizio Zanella (Ca' del Bosco)
Maurizio Zanella (Ca' del Bosco)

Il biologico conquista nuove, importanti posizioni nel mondo del vino bresciano. A tirare la volata a una possibile, sostanziale evoluzione produttiva sono due big del settore che, seppure con modalità diverse, hanno deciso di scommettere sulle opportunità offerte dal mercato delle produzioni «organic» : da una parte Ca' del Bosco, insegna leader in Franciacorta che ha da poco inaugurato il processo di conversione per 15 ettari di vigneto aziendale; dall'altra Provenza di Desenzano, che ha già fissato il primo obiettivo di 100 mila bottiglie certificate «bio» per il 2014. IL PRESUPPOSTO a una scelta tanto impegnativa, che farebbe salire a 258 ettari la superficie vitivinicola coltivata a biologico nel Bresciano (su un totale di oltre 4.500 ha), è rappresentato, in entrambi casi, dalla recente evoluzione normativa: ha precisato i termini di definizione del vino, migliorando le garanzie a tutela del consumatore. «La premessa alla decisione di destinare parte della superficie vitata al nuovo sistema è da ricercare in una nuova legge che riteniamo finalmente abbastanza seria - spiega Maurizio Zanella, leader dell'azienda di Erbusco oltre che del Consorzio di tutela del Franciacorta -. Prima di questo passaggio le verifiche su cosa fosse realmente bio o biodinamico non erano, a nostro giudizio, sufficientemente rigide ed attente». Per Ca' del Bosco quindi il canonico triennio di «trasformazione», che partirà con la prossima raccolta, sarà una sorta di periodo sperimentale, finalizzato a verificare «la veridicità dei controlli e l'efficacia della macchina delle certificazioni». Anche perchè «il nostro metodo agronomico rasenta già il biologico, quindi fare un passo ulteriore non ci pesa in modo particolare - continua Zanella -. Concluso il triennio decideremo se convertire l'intera azienda o continuare sulla strada attuale. Fondamentale sarà verificare sul campo la serietà della certificazione e delle garanzie: sono convinto che la scelta biologica può rappresentare un vantaggio in termini commerciali se il consumatore è davvero tutelato. Altrimenti rischia di diventare un investimento inutile». È GIÀ IN FASE più avanzata invece il progetto bio di Provenza, leader del panorama gardesano con 130 ettari dei quali 36 in fase di conversione da un paio d'anni. «L'eliminazione progressiva di prodotti che possono essere inquinanti è un discorso che oggi un'azienda attenta ed evoluta deve affrontare - spiega il proprietario Fabio Contato -: al momento, per quanto ci riguarda, abbiamo scelto di "trasformare" il 30% dell'azienda, con l'obbiettivo di arrivare al 100% una volta che avremo consolidato la tecnologia. La discriminante è rappresentata dall'andamento stagionale che, se molto avverso, può causare danni alla sanità dell'uva, meno protetta rispetto all'agricoltura tradizionale. Per un'azienda, proiettata sul mercato mondiale come la nostra, è indispensabile avere una quantità-cuscinetto, perché la disponibilità del prodotto va sempre garantita». Di certo, oltre alle ragioni etiche, c'è anche la crescita dell'interesse del consumatore nei confronti delle produzioni «pulite. L'appeal è «fortissimo - conferma Contato -. Le nuove direttive europee consentono oggi di arrivare a un vino capace di offrire garanzie dal punto di vista salutistico e un profilo qualitativamente elevatissimo». L'ASPETTATIVA, per i veterani della prima ora, è che la scelta delle due aziende possa aprire la strada a nuove adesioni. «Il fatto che realtà importanti e riconosciute a livello internazionale abbiano scelto di sperimentare il biologico è importante - sottolinea Silvano Delai, presidente dell'associazione di produttori bio lombardi "La Buona Terra" e pioniere del vino bio nel Bresciano con l'agricola L'Ulif di Picedo -. L'auspicio è che questa evoluzione possa far riflettere tutto il mondo vitivinicolo sulle opportunità di un cambiamento che offrirebbe prospettive economiche anche al sistema turistico territoriale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Claudio Andrizzi
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1