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martedì, 21 novembre 2017

Latte boom, bene i suini
Uva e olio penalizzati

L’annata agraria, per consuetudine, inizia l’11 novembre con la festività di San Martino: l’occasione ideale per tracciare il primo bilancio di una campagna 2016/2017 molto positivo, anche se il +10,6% non può che essere la somma di realtà, situazioni, andamenti variabili.

CERTO È che il dato di ripresa è incontestabile, come del resto il boom di alcuni settori. In primis il latte, che da solo vale il 44% della Plv totale provinciale: i valori passano da 444 milioni di euro a 516 mln con un +16% spinto anche dalla crescita delle produzioni, arrivate oltre la soglia dei 13,5 milioni di quintali. Anche per i suini un anno da incorniciare: l’aumento delle quotazioni (1,66 euro/kg la media) porta un incremento complessivo del 13,1%, anche se rimane il dato preoccupante delle scrofaie. «In provincia siamo passati da 108 mila a 76 mila capi con una perdita del 30% - ricorda il vice direttore di Coldiretti, Mauro Belloli -. Questa tendenza a lungo andare rischia di minare alla base il concetto made in Italy del nato e allevato in Italia, che per noi è un principio sacro».

L’AVICOLTURA bresciana pre-aviaria incassa un +10% arrivando a 178 milioni di euro, mentre i bovini di carne rossa mantengono le posizioni. «Ma gli allevatori avverte Belloli - continuano a crederci: il patrimonio di base rimane intatto e il protocollo d’intesa per la valorizzazione della filiera bovina italiana al 100% dovrebbe far ripartire il settore». Segno meno per uva e olivo, colpiti dalle gelate tardive primaverili soprattutto in Franciacorta ma anche sul Garda o a Capriano. Qualche cenno di ripresa dal florovivaismo, mentre la superficie a mais, dopo anni, scende sotto l’80% del totale seminativi (causa anche remunerazioni poco brillanti), lasciando spazio al ritorno di frumento, soia, orzo. C.A.