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11 dicembre 2017

Economia

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27.02.2010

Usa, cresce il pil non la fiducia Grecia, la Ue pensa ad aiuti

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 Usa, cresce il pil non la fiducia<BR>Grecia, la Ue pensa ad aiuti</b>
<b> Usa, cresce il pil non la fiducia<BR>Grecia, la Ue pensa ad aiuti</b>

NEW YORK
L'economia Usa cresce più velocemente del previsto e segna il maggior incremento degli ultimi sei anni. Ma consumi e mercati del lavoro e immobiliare continuano a preoccupare, alimentando perplessità sulla sostenibilità della ripresa. A fronte della revisione al rialzo del pil nel quarto trimestre 2009 al 5,9%, le vendite di case esistenti hanno registrato l'ennesima inattesa battuta d'arresto, calando per il secondo mese consecutivo. E il maltempo non sembra giocare a favore dell'economia: la tempesta di neve che sta paralizzando il Nordest degli Stati Uniti, la terza in febbraio, farà sentire gli effetti nelle prossime settimane quando saranno diffusi i dati su disoccupazione e andamento dell'attività manifatturiera che, proprio per il maltempo, dovrebbero subire, secondo gli osservatori, un peggioramento.
Il pil Usa nel quarto trimestre è cresciuto del 5,9%, più del 5,7% stimato, spinto da investimenti delle aziende e ricostituzione delle scorte societarie. Ma la foto del Dipartimento del Commercio, per gli osservatori, maschera il protrarsi di difficoltà e debolezze.
L'analisi dei dati, se da un lato evidenzia un +18,2% degli investimenti aziendali, incremento maggiore dal 2000, dall'altro mostra un rallentamento dei consumi, motore dell'economia Usa, rivisti al ribasso al +1,7% dal +2 precedente. Le difficoltà del motore dell'economia Usa sono confermate dall'indice Michigan, che misura la fiducia dei consumatori, sceso a 73,6 deludendo le attese del mercato. Richard Curtin, capo economista dell'indagine sulla fiducia, osserva come le incertezze sulle prospettive occupazionali spingano gli statunitensi a risparmiare e ridurre i debiti e stima per il 2010 un aumento dei consumi limitato all'1,8%.
Offusca ulteriormente il quadro economico il nuovo calo di vendite di case esistenti, registrato nonostante l'estensione degli sgravi per l'acquisto della prima casa. In gennaio le vendite segnano -7,2%, aumentando i dubbi sulla ripresa del settore immobiliare, al centro della crisi. Le vendite di case pignorate continuano a pesare sui prezzi, attestati a livelli 2002 e Lawrence Yun, capo economista della Nar, National association of realtors, definisce i dati deprimenti e motivo di preoccupazione per lo stato della ripresa.
LA UE E IL DEBITO GRECO. In Europa, intanto le cose vanno così male per la Grecia che l'Ue, Germania in testa, si preparerebbe a intervenire. Osservatori politici ed economici commentano così l'annuncio che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha telefonato al premier Giorgio Papandreou invitandolo a Berlino per il 5 marzo. La Borsa di Atene ieri ha chiuso con +2,17% alla notizia.
«Il mercato sembra anticipare che è quasi giunto il momento di una più tangibile forma di aiuto alla Grecia» ha affermato Antonis Christofides della Ate Securities. Per altri analisti le future difficoltà di rifinanziamento del Paese appaiono così evidenti che la Ue, dopo dichiarazioni generiche di appoggio politico, deve intervenire in maniera concreta.
La notizia della telefonata della cancelliera tedesca Angela Merkel è giunta dopo che il presidente Usa Barack Obama aveva invitato Papandreou alla Casa Bianca il 9 marzo.
Per gli esperti dell'Ue e del Fmi che hanno concluso giovedì una visita ad Atene, il declino del pil greco sarebbe più accentuato di quanto previsto da Atene. Per raggiungere gli obiettivi del piano, dal 12,7% di defcit-pil all'8,7 nel 2010 e sotto il 3 nel 2012, è necessario trovare altri 4,8 miliardi. E ciò, aggiunto al fatto che le agenzie di rating minacciano nuovi downgrandings, complica i piani di Atene per collocare nelle prossime settimane un nuovo stock di bond decennali per 3-4 miliardi a un prezzo accettabile. Fonti finanziarie parlano di interessi che rischiano di superare di quasi un punto quelli dell'ultima vendita. Considerato il fabbisogno greco di 53 miliardi nel 2010 con una scadenza di 20 a metà anno, un intervento Ue appare quasi inevitabile. Ad esempio, come indicavano ieri fonti citate da Bloomberg, con l'acquisto di bond greci da parte di banche europee, a cominciare dalla tedesca Kfw.

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