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29.07.2014

Guerra bianca in Adamello:
la Storia entra nel museo

L'inaugurazione della nuova sede del Museo della Guerra Bianca
L'inaugurazione della nuova sede del Museo della Guerra Bianca

Il 28 luglio di un secolo fa l'impero austro-ungarico sparò vicino a Belgrado il colpo di cannone che diede il via al primo sanguinoso conflitto mondiale. Esattamente cento anni dopo, a Temù è stata inaugurata ufficialmente la nuova sede del museo della Guerra Bianca in Adamello.
La struttura, completata qualche anno fa dall'Amministrazione comunale, costata circa tre milioni di euro - parte dei quali erogati dalla Regione - è dotata di due ampie sale espositive che racchiudono più di 1600 reperti bellici (quasi tutti di provenienza glaciale), una fornita biblioteca, un'aula didattica e una sala conferenze. Al taglio del nastro non è arrivato l'annunciato presidente della Regione, Roberto Maroni, ma c'erano le autorità civili e militari del territorio, l'assessore Viviana Beccalossi e la sua collega di Giunta, Cristina Cappellini, oltre al sottosegretario Ugo Parolo.
«Oggi, ad un secolo dallo scoppio della guerra - ha ricordato Viviana Beccalossi -, abbiamo deciso di valorizzare ciò che già c'è sul territorio lombardo, come questo museo, aggiungendo ulteriori risorse perchè i nostri ragazzi possano conoscere la storia del nostro Paese».
«L'eccellenza di questa galleria - ha commentato con orgoglio il direttore, John Ceruti - è la qualità dei beni conservati, del percorso espositivo e dello staff scientifico che si occupa non solo di questo allestimento ma di tutti i beni distribuiti in Lombardia legati al tema della Grande Guerra».
Le basi del museo furono gettate quarant'anni fa da Sperandio Zani, un alpino che combattè sull'Adamello e che con alcuni amici dedicò gran parte della sua vita al recupero dei reperti e dei manufatti bellici. Il Comune concesse alcuni locali al piano terra delle scuole elementari e da lì partì l'avventura che ha portato all'attuale moderna struttura, edificata sui resti di un camposanto militare tra il municipio e la chiesa parrocchiale.
Un'associazione costituita da un'ottantina di volontari e riconosciuta dal Ministero per i Beni e le attività culturali si occupa di gestire l'esposizione. «Ci aspettano cinque impegnativi anni di lavoro per celebrare il centenario di quei tragici fatti - dice il presidente Walter Belotti - e poi dobbiamo far sì che le testimonianze qui racchiuse possano arrivare ad un pubblico più vasto ed essere conosciute in modo più dettagliato».
Su questo punto concorda pienamente anche il sindaco, Roberto Menici. Il quale nel suo intervento di ieri ha auspicato che i dissapori che hanno visto contrapposte in passato associazione e Amministrazione comunale (lo scontro era arrivato al punto che il direttivo del sodalizio minacciò di trasferire altrove la preziosa collezione) siano definitivamente lasciati da parte per poter lavorare insieme, appunto, per divulgare maggiormente la bella realtà museale dell'alta valle. Insomma, il ramoscello d'ulivo e stato porto e tutti auspicano che sia accolto e che l'ascia di guerra venga finalmente sotterrata. Con buona pace di tutti. In particolare di quelle centinaia di giovani militari austriaci e italiani che persero la vita combattendo fra i ghiacci eterni.

Lino Febbrari
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