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22.11.2009

Ivan Bellomi, la rabbia del colore

"La rabbia del colore". E' questo l'insolito titolo scelto dal giovane e talentuoso artista bresciano Ivan Bellomi per la mostra personale che lo vede protagonista, fino al prossimo 11 dicembre, presso lo spazio di tuttolibri a San Zeno, accogliente centro alle porte di Brescia. In effetti la pittura informale di Ivan Bellomi è fondamentalmente viscerale ed instintiva, frutto cioè di una creazione che abbina la vibrazione del colore con paradigmi tattili assoluti, quasi impercettibili, eppure fondanti per comprendere i suoi lavori. In essi appare, già ad una prima osservazione, una sorta di movimento osmotico compulsivo che definisce dei gesti che definiscono lingue di colore che si svolgono sulla tela secondo un vortice nascente che ha il sapore della scoperta. Nelle sue opere, infatti, il colore fluisce magmaticamente nella non forma facendosi aniconica "presenza". Bandito ogni riferimento figurativo al reale, l'artista riesce a tracciare elementi "sillabici" che possiedono il valore dell'attesa, del tempo che si svolge in un eterno e incessante moto. Di qui è facile comprendere quanti elementi vagamente ellittici, accanto a frammenti vericalizzanti, si sviluppino sintaticamente all'interno del suo percorso immaginativo.
Tinte implodenti e cangianti, dunque, che si articolano secondo una coloristica dagli accenti forti ed assolutamente accattivanti, entro i quali l'esperienza informale si mescola sapientemente a suggestioni memorialiste capaci di accogliere distanze e prossimità.
Dopo secoli d'incontrastato predominio del realismo, l'arte si è data infatti, con l'informale, alla "non forma", dando vita, di fatto, a una nuova, ulteriore possibilità rappresentativa, parallela, anche se non per forza "opposta" a quella realista. Una corrente artistica, pare quanto mai opportuno precisarlo, all'interno della quale hanno convissuto felicemente molteplici indirizzi e declinazioni. Dunque appare quanto mai giustificato l'interesse per questa esposizione.
Le gocce sul dipinto si spandono secondo un'azione creata da un movimento, rapidissimo, che lega materia e colore, superficie dipinta e spazio esecutivo.
In questo modo la pittura come azione rivela, palesemente, l'indole rappresentativa dell'artista, facendone confluire il gesto all'interno della tela o del supporto prescelto. Insomma, alla mano che accompagna il pennello in una stesura del colore, si aggiunge, con l'arte informale, questo elemento compositivo, che trova una collocazione propria e che però, a nostro parere, nulla ha a che fare con la mera improvvisazione, dal momento che la cosiddetta azione creativa dell'artista non è casuale, in quanto nel gesto compositvo c'è la piena consapevolezza dello stesso da parte dell'artista.
Jackson Pollock diceva:"Voglio esprimere i miei sentimenti e non illustrarli. E posso controllare il flusso del colore: non c'è casualità come non c'è inizio nè fine".  

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