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09.03.2010

Preti: «Riforma necessaria
ma così l'Università soffre»

Il magnifico rettore dell’Università di Brescia, Augusto Preti
Il magnifico rettore dell’Università di Brescia, Augusto Preti

Brescia. Un discorso intriso di speranza, ma che trasuda pessimismo. Augusto Preti, rettore della Statale di Brescia, si muove come un equilibrista e pesa molto le parole in quella che potrebbe essere la sua ultima inaugurazione ufficiale di un anno accademico, vista la scadenza a breve del suo mandato. Accredita come «tentativo organico di riforma» il disegno di legge del ministro Gelmini, ma sottolinea che alcuni principi «necessitano di approfondimento». Si augura che la riforma dia all'Università un punto di riferimento certo «dopo anni di sistematica, indiscriminata e delegittimante denigrazione», ma che escano «assetti organizzativi diversi dai prospettati».
Nell'aula magna di Economia, in San Faustino, ci sono autorità, esponenti dell'economia e della società bresciana, i rettori della Statale di Milano Enrico Decleva e il suo predecessore Paolo Mantegazza, Angolino Stella di Pavia, Roberto Schmid dello Iuss di Pavia, Stefano Paleari di Bergamo, Andrea Taroni di Castellanza, Alessandro Mazzucco di Verona, Marco Pasquali di Pisa. Davanti a loro Preti non si sottrae all'analisi del «progetto» Gelmini, e ne affronta i nodi.
LA RIFORMA SEMBRA guardare soprattutto al modello di università metropolitane di grandi dimensioni, ma «esiste anche un modello di medie università come la nostra - nota Preti -, fortemente radicate sul territorio che svolgono un compito importante per l'economia e necessitano di altrettanta attenzione». In quasi trent'anni di storia la Statale bresciana ha formato dirigenti e professionisti «di qualità», ha accompagnato con la ricerca i settori di punta dell'economia, ha sostenuto l'innovazione e la crescita sociale.
PER QUESTO il rettore si augura che il nuovo assetto preveda anche un tessuto di medi atenei «non relegati a università di insegnamento provinciali e periferiche». È uno scenario che per diventare realtà richiede una sterzata nella distribuzione delle risorse e una revisione dei criteri di valutazione, che finiscono per penalizzare i piccoli, com'è di recente accaduto per Brescia.
I «drastici» tagli ai finanziamenti, se confermati «porteranno per il 2011 una riduzione di quasi il 20 per cento rispetto al 2008 e mineranno alla base la sostenibilità del sistema». Tanto più che la maggior parte dei soldi va al pagamento degli stipendi, le cui dinamiche sfuggono alle università. «Mi auguro che siano tagli dettati dall'emergenza e dal proposito di stimolare il cambiamento - dice Preti - se dovessero essere strategia di lungo periodo saremmo destinati a perdere la sfida internazionale».
Anche le scelte sul reclutamento sono condivisibili, per Preti. Ma il «ma» c'è pure lì. «Ci preoccupano l'incertezza dei tempi dei concorsi - dice - e l'uso delle risorse legato al turn over, che è esiguo in università giovani come la nostra». E a preoccupare sono pure le sforbiciate imposte a corsi di laurea «di forte interesse per parti sociali e territorio». C'è di che preoccuparsi. Per fortuna la Statale di Brescia cresce e aumenta del 3 per cento il numero di matricole. Ma ha dovuto aumentare le tasse, e il futuro è incerto.


Mimmo Varone
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