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29.03.2014

Gli esperti cambiano rotta: «Sterminare le nutrie? Costoso e improduttivo»

Una nutria  addomesticata
Una nutria addomesticata

Sterminare le nutrie? Al netto del dibattito a sfondo animalista, è costoso e impossibile. Gli esperti gettano una mano di scolorina su luoghi comuni, veri o presunti, che aleggiano sullo «sgraziato» roditore importato dal Sudamerica dall'industria della pelliccia italiana e, tramontata la moda del collo di castorino, lasciato libero di colonizzare la pianura Padana. Le nutrie sono state recentemente al centro di una tavola rotonda organizzata dalla Lav a Milano. «Alieni sulla propria terra» l'emblematico titolo del simposio nobilitato dagli interventi di Giovanna Massei e Allen Rutberg, ricercatori universitari statunitensi, e di Mauro Ferri specializzato nel controllo della fertilità dei colombi. Sotto la lente degli esperti sono finiti scoiattoli grigi, tartarughe dalle guance rosse, pesci siluro e appunto nutrie, ovvero le più note, ma non uniche, specie non indigene accusate di aver invaso i territori.
Dal convegno è emerso come il caso del castorino rappresenti l'emblema di un approccio sbagliato al problema, alimentato da una disinformazione latente. A supporto della tesi ci sono numeri e cifre. In Lombardia nel 2012 le richieste di risarcimento per danni provocati dalle nutrie non hanno superato i 140mila euro. La quota di indennizzi sul territorio bresciano non ha raggiunto i 18 mila euro. Sulla effettiva consistenza delle colonie si assiste poi a un balletto di cifre: per la Regione la popolazione concentrata su un bacino di un milione di ettari supera i tre milioni di esemplari, il censimento delle Province parla invece di poco oltre i 2 milioni di castorini asserragliati in Lombardia. Il rapporto fra nutrie ed esseri umani nel Bresciano è ben al di sotto della media regionale, che si attesta a un roditore ogni quattro residenti. Ogni anno con il sistema del trappolaggio vengono eliminate 150 mila nutrie.
Se, come invoca la Regione spalleggiata da associazioni venatorie e di agricoltori, il roditore fosse tolto dall'elenco della fauna selvatica protetta, scatterebbe una caccia senza limiti di abbattimento. Ma a sentire veterinari e biologi, invece di diminuire le colonie si radicherebbero sul territorio. Meglio dunque puntare sulla sterilizzazione. «L'animale privato delle capacità riproduttive - spiega il biologo Samuel Venturini - matiene tutti i suoi comportamenti, difendendo il territorio da altri esemplari della stessa specie. Così evita la diffusione di nuove colonie senza riprodursi». Quindi il trend della popolazione diminuisce. «Al contrario, se si abbattono numeri consistenti di nutrie - prosegue Venturini -, quelle sopravvissute tenderanno a riprodursi di più per numero di nati per parto per ristabilire un equilibrio. È una legge incontrovertibile della natura».
Legge che l'uomo non rispetta per definizione.E.ZUP.

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