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18.04.2013

Green Hill, due richieste di rinvio a giudizio

Un beagle di Green Hill
Un beagle di Green Hill

La vicenda di Green Hill segna un'altra tappa: richiesta di rinvio a giudizio per il comandante della Polizia locale di Montichiari, Cristian Leali, e di un dirigente del servizio veterinario della Regione, nonchè l'archiviazione per il sindaco di Montichiari Elena Zanola. L'udienza, sulla richiesta del processo, è stata fissata per il 18 settembre prossimo. Cristian Leali è accusato di omessa denuncia e di falso in atto pubblico; il dirigente regionale deve rispondere dell'autorizzazione rilasciata a praticare i tatuaggi ai beagle allevati a Montichiari, anzichè a collocare i microchip. Secondo l'accusa, il comandate della Polizia locale monteclarense, in un'informativa dell'ottobre del 2011, avrebbe «falsamente» affermato che «i cani detenuti» a Green Hill «si trovavano in ottime condizioni» e che i cani stessi «disponevano di ottima libertà di movimento». Nella stessa informativa avrebbe omesso di «evidenziare al pubblico ministero Lara Ghirardi che dai registri delle morti emergeva in maniera cristallina che erano state effettuate, dal veterinario della struttura, decine di eutanasie senza necessità»; di evidenziare, sempre al pm Ghirardi, «che all'interno del capannone numero tre dell'allevamento era presente una sala operatoria priva di qualsivoglia autorizzazione». E ancora: di evidenziare che «dai registri delle morti emergeva in maniera cristallina che decine di cani erano deceduti per l'ingerimento del sughero utilizzato all'interno delle gabbie; controllare la qualità del mangime stoccato e le dotazioni di farmaci presenti all'interno dell'allevamento; evidenziare al pm l'assordante e continuo abbaiare di tutte le migliaia di cani detenuti all'interno dei capannoni». MA PER IL COMANDANTE Leali si chiede il processo anche perchè, redigendo l'informativa, avrebbe omesso di denunciare alla Procura della Repubblica di Brescia il reato di uccisione di animali «di cui era venuto a conoscenza in conseguenza della perquisizione degli uffici amministrativi dell'allevamemento Green Hill dove erano custoditi i registri delle morti per eutanasia dei cani deceduti». Quanto al funzionario regionale, avrebbe consentito a Green Hill «di identificare i cani del proprio allevamento mediante tatuatura, anzichè mediante microchip», procurando a Green Hill «l'ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nel totale risparmio del denaro necessario all'acquisto dei microchip medesimi». Sono state inoltre depositate le motivazioni della sentenza con cui la Cassazione il 28 febbraio scorso aveva accolto il ricorso della procura contro la revoca del sequestro da parte del riesame di Brescia. Nel documento è scritto, tra l'altro, che i giudici del Riesame, con riferimento all'ispezione del 18 luglio scorso, hanno proceduto «illogicamente, svalutando gli esiti di un'ispezione solo perchè avvenuta in una sola giornata». La procedura del tatuaggio sui beagle rinchiusi nell'allevamento del colle di San Zeno viene poi definita «assai dolorosa per l'impiego di molti aghi iniettanti inchiostro, in luogo di quella più costosa del microchip». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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