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06.10.2010

I sindaci al Prefetto: «Sul caso sia dirimente e non abbia indugi»


 Piervincenzo Lanzoni
Piervincenzo Lanzoni

Che il prefetto di Brescia, in merito alla vicenda di Adro, abbia adottato una versione moderna della tecnica resa famosa dal generale Quinto Fabio Massimo (detto il temporeggiatore) lo dicono diversi sindaci bresciani. Sindaci che chiedono un tempestivo intervento affinché quei simboli vengano rimossi senza più tergiversare né mercanteggiare sui numeri degli stessi, sui costi dell'intervento e su chi debba pagare. Sindaci che chiedono il «doveroso rispetto della Costituzione italiana e delle istituzioni che devono applicarla». I toni della lettera di poche parole inviata ieri alla prefetta Narcisa Livia Brassesco Pace, sono inequivocabili: «Chiediamo un suo dirimente e tempestivo intervento affinchè vengano rimossi immediatamente i simboli del cosiddetto "sole delle Alpi" dalla scuola di Adro. La pazienza degli amministratori locali che, come noi, con impegno ogni giorno cercano di onorare le Istituzioni, non tollera più dubbi, titubanze o tentennamenti da parte degli organi preposti, che hanno il dovere di mettere la parola fine a questa vergognosa vicenda». La lettera porta la firma dei sindaci promotori dell'appello: Vincenzo Lanzoni (Sindaco di Mairano), Andrea Ratti (Sindaco di Orzinuovi), Lorenzo Prandelli (Sindaco di Flero), Antonella Rivadossi (Sindaco di Borno). Ma in calce si ricorda che «questo appello è condiviso da numerosi altri amministratori locali».
QUANTI? Risponde il capofila della protesta, Lanzoni, primo cittadino di Mairano: «Ad oggi sono almeno una trentina, trasversali ai partiti. Ma il numero potrebbe aumentare visto che l'iniziativa è di questa mattina (ieri per chi legge, ndr)». Cosa li ha spinti a scrivere una lettera dai toni così perentori? «Le dichiarazioni rilasciate dal prefetto a nostro giudizio sono inaccettabili. Qui non è questione di "compenetrare gli interessi delle parti" o di "mediare sul numero di simboli"; quei simboli vanno subito rimossi, nel rispetto della Costituzione. Abbiamo aspettato diverse settimane prima di prendere posizione, ma adesso era necessario, altrimenti la pazienza diventa connivenza. Ci dà davvero fastidio che si sia perso tanto tempo e che gli enti preposti non abbiano mosso un dito». Qualora la situazione non si risolvesse a breve, i sindaci promettono un'assemblea e una manifestazione.PIETRO GORLANI

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