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27.10.2010

Il caso-Italcementi in marcia verso una soluzione condivisa


 I relatori Marco Apostoli, Enrico Danesi, Silvana Archetti e Alfredo Scaroni FOTOLIVE/Braga
I relatori Marco Apostoli, Enrico Danesi, Silvana Archetti e Alfredo Scaroni FOTOLIVE/Braga

L'annosa vicenda Italcementi approda a uno scambio che sembra vantaggioso per il cementificio e i comuni di Rezzato e Mazzano. L'azienda si avvarrà di una procedura di valutazione ambientale semplificata e di un aumento della produzione annua non superiore a un milione di tonnellate di cemento all'anno (3 mila al giorno per 334 giorni) in cambio di un abbattimento delle emissioni del 74 per cento, di una riqualificazione delle aree intorno allo stabilimento e un risarcimento ambientale in opere pubbliche che potrebbe arrivare intorno all'8 per cento dei 140 milioni di euro dell'operazione di ampliamento e ammodernamento degli impianti.
Certo, la limitazione della produzione a 3 mila tonnellate al giorno fa tramontare la possibilità di utilizzare il calore prodotto dai forni del cementificio per un teleriscaldamento che avrebbe servito circa la metà delle abitazioni dei due paesi. Ma le amministrazioni hanno dato la priorità alla salvaguardia dell'ambiente e accettano il prezzo. Sembrano accettarlo pure i cittadini rezzatesi, che ieri sera hanno mostrato una sostanziale adesione alla soluzione prospettata.
Un accordo sottoscritto non c'è ancora, ma un approdo del genere all'amministrazione di Rezzato sta bene. E pare stia bene anche all'azienda. L'hanno spiegato ieri sera ai cittadini in un'affollata sala civica «Italo Calvino» il sindaco Enrico Danesi e l'assessore all'Ecologia Marco Apostoli che da due legislature segue la questione. E dalla platea, del resto composta per lo più di lavoratori Italcementi, non si è levata che qualche voce di dissenso passata tra i mugugni generali.
La soluzione – spiega Danesi - è maturata in Regione prima dell'estate. In uno dei tanti incontri tra le parti, che si sono succeduti anche a cadenza settimanale dal 2004, i primi cittadini dei due paesi su cui insiste lo stabilimento che attualmente produce 2.600 tonnellate al giorno di cemento, hanno rifiutato la proposta di una procedura di valutazione ambientale semplificata a fronte dell'insistenza dei vertici aziendali su un aumento di produzione fino a 4 mila tonnellate al giorno. E la Regione ha concesso altro tempo per addivenire a un accordo.
IL DATO PIÙ RILEVANTE nell'intesa che dovrebbe concretizzarsi nella firma di una convenzione, sta nell'abbattimento delle emissioni. I due Comuni – sottolinea Apostoli – hanno fatto dell'adozione di filtri catalitici di ultima generazione una sorta di pregiudiziale per l'ampliamento. Ci sono voluti anni, ma alla fine l'hanno spuntata. Va detto pure che il Consiglio comunale rezzatese si è mosso sempre compatto al di là degli schieramenti partitici, tant'è che ieri al tavolo c'erano i capigruppo delle liste Rezzato democratica Silvana Archetti e Uniti per Rezzato Alfredo Scaroni. Mancava Rezzato della libertà (per dissensi su questioni di forma), che con una lettera ha comunque confermato l'adesione alla soluzione.
Ora si prefigura un'operazione complessa. Ci vorranno tra i 24 e i 36 mesi di lavoro per rimettere a nuovo lo stabilimento, che resterà entro i limiti attuali senza espansione verso l'esterno. Si era partiti da una richiesta di riduzione del 64 per cento delle emissioni, sulla scorta di indicazioni dell'Istituto Mario Negri e dell'Istituto tumori, entrambi di Milano. Ora si arriva al 75 per cento in varie fasi. Entro il 2012 ci sarà un abbattimento del 44 per cento, che salirà al 47 nel 2013 e al 59 nel 2015 per arrivare al 66 l'anno dopo grazie ai filtri catalitici nelle linee di produzione del cemento grigio. L'applicazione di quei filtri anche alle linee del cemento bianco porterà l'abbattimento totale alla quota finale.
In più, per evitare la Via (Valutazione di impatto ambientale) più complicata, l'azienda pare abbia accettato di riqualificare l'area intorno allo stabilimento, compreso il completamento della ciclabile Virle-Mazzano, di non usare automezzi più vecchi di 8 anni, di prelevare dalla cava una quantità di calcare strettamente correlata alla produzione. E a sorvegliare che le regole vengano rispettate ci sarà una commissione tecnico scientifica con facoltà di sanzionare l'azienda nel caso le emissioni superassero i limiti.

Mimmo Varone
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