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27.10.2010

Ipotesi ampliamento: un cammino iniziato cinque anni fa


 Una proiezione del futuro assetto dell'Italcementi
Una proiezione del futuro assetto dell'Italcementi

La volontà dell'Italcementi di potenziare e nel contempo ristrutturare l'impianto a cavallo tra Rezzato e Mazzano (in funzione dal 1964) risale a 5 anni fa. In un lustro, le coordinate del progetto sono cambiate «adeguandosi» alla volontà delle amministrazione comunali che non erano disposte ad accettare l'incremento della produzione giornaliera prevista dall'Italcementi (dalle attuali 2600 a 4mila tonnellate).
Ecco allora che si è arrivati alla mediazione di 3mila tonnellate al giorno - limite massimo sul quale il sindaco rezzatese non era disposto a trattare - e alla promessa di abbattere notevolmente le emissioni: del 46%, si legge nel progetto Italcementi. E' anche tramontata l'ipotesi di una sinergia con A2A, che prevedeva la combustione di rifiuti per alimentare il forno e nel contempo l'installazione del teleriscaldamento.
L'AMMINISTRAZIONE rezzatese, per voce del suo assessore all'Ambiente Marco Apostoli, ha anche chiesto al proprio tecnico (l'ingegner Carrara) di validare i dati dell'azienda. Ma si è spinta oltre. Chiedendo la pubblicazione quotidiana dei dati sulle emissioni e insistendo sulla necessità di avere un protocollo che imponga sanzioni in caso di mancato rispetto dei limiti promessi (minor produzione in modo da compensare l'inquinamento prodotto in eccesso). Per gli enti locali dimezzare le emissioni è una vittoria, anche perché ad oggi la quantità di gas serra emessi in atmosfera è spaventosa: 863mila tonnellate l'anno di biossido di carbonio (Co2) e mille 690 tonnellate di ossidi di azoto (dati Eper, Unione Europea). Ma per una popolazione che ha respirato decenni di inquinamento la diffidenza è sentimento ben comprensibile.
ANCHE PERCHÉ lo stesso Politecnico di Milano (in uno studio commissionato dalla stessa Italcementi) plaude al decremento generalizzato degli inquinanti, ma sottolinea l'aumento del monossido di carbonio.
La preoccupazione per le ricadute ambientali delle emissioni industriali da anni inquietano la popolazione: basta analizzare i dati della centralina Arpa di Rezzato per rendersi conto che il numero dei superi è tra i più alti della provincia, uguagliando e superando quelli di Brescia città. Preoccupazioni validate dai dati dell'indagine ambientale commissionata nel 2007 dai comuni di Rezzato e Mazzano all'Istituto Mario Negri di Milano e dall'unità di epidemiologia dell'Istituto dei tumori un'indagine ambientale. Proprio per le criticità pregresse i comitati ambientalisti di Brescia Est e Legambiente si sono sempre battuti contro l'aumento della produzione, auspicandosi anche una delocalizzazione dell'impianto.Pietro Gorlani

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