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26.05.2013

Nel broletto della canonica con lo stendardo e la fanfara

Il vecchio oratorio di Capriolo
Il vecchio oratorio di Capriolo

Già a partire dal Concilio di Trento (1545-63) venne fatto obbligo alle parrocchie di impartire la «dottrina cristiana» ad adulti e ragazzi; il compito era affidato ai sacerdoti e ai laici, e a Capriolo le lezioni si svolgevano nella chiesa parrocchiale per uomini e ragazzi, mentre per le donne si tenevano nella chiesa dell'Assunta. Agli inizi dell'Ottocento (1812), con la presenza in paese di padre Fortunato Redolfi, fu istituita la Confraternita di San Luigi Gonzaga che raggruppava uomini e donne e affidava loro il compito di curare l'educazione della gioventù attraverso la preghiera e il divertimento. La Confraternita ebbe vita dal 1818 fino al 1845. Nel 1856 la dottrina veniva impartita nella chiesa di San Rocco per i ragazzi e nella chiesa dell'Assunta per le ragazze. E così fu per lunghi anni, fino al parrocchiato di don Luigi Minelli (1874-1901) che istituì un apposito gruppo di donne denominate «Ancelle» per la cura dei ragazzi, oltre che degli ammalati. Fece costruire presso la canonica un teatrino, nel quale si tenevano rappresentazioni «a scopo di diletto e morale». Nel 1880 diede vita a quello che impropriamente chiamò «oratorio femminile» e nel 1885 fondò quello maschile. Ragazzi e ragazze per il catechismo si trovavano presso la chiesa dell'Assunta. L'oratorio maschile aveva un suo stendardo, la fanfara e un luogo ricreativo apposito, costruito nel 1884, nel broletto della canonica. Negli ultimi anni del suo apostolato, a causa della dolorosa malattia che lo portò alla morte, la vivacità della vita parrocchiale andò scemando. Si riprese con l'arrivo del curato don Gaudenzio Martinazzoli (1898-1933). In collaborazione con il parroco don Pietro Libretti (1903-36) ridiede vita all'oratorio femminile che dall'anno precedente si trovava presso le Suore Poverelle dell'Istituto Palazzolo ed era dotato di un suo teatro, aule e ampi spazi per la ricreazione. Dal 1936 al 1965 il parroco fu don Domenico Bettari, che immediatamente si mosse per dare all'oratorio maschile una sede stabile. Dal 1937 l'oratorio si sistemò nell'ex casa Ochi (proprietà di Antonietta Lantieri, poi donata alla parrocchia), fornito di cortile, aule e teatrino. Solo nel 1952 però don Bettari «metteva a disposizione un'ampia area attigua alla chiesa costruendovi l'abitazione del curato». E il 30 luglio 1961 veniva posta la prima pietra del nuovo oratorio. Nell'anno successivo la prima parte dell'oratorio fu inaugurata alla presenza del vescovo monsignor Giacinto Tredici. Nel giugno del 1966 fece il suo ingresso il nuovo parroco don Giuseppe Orsatti che, nel 1967, inaugurò il completamento dell'opera progettata dall'architetto Duilio Businaro. Con l'avvento della Scuola Media statale, la parrocchia diede la possibilità agli alunni di utilizzare i propri ambienti. Nel 1968 iniziò il suo apostolato nell'oratorio il giovane curato don Giuliano Bonù, fresco di ordinazione sacerdotale. Nei quindici anni della sua permanenza la vita oratoriana ebbe un grande impulso, facendone il punto di riferimento di tutta la gioventù capriolese. Nei primi anni Settanta furono ammodernati i giochi e il bar dell'oratorio, Fu messo in funzione il nuovo impianto di riscaldamento e rifatto il tetto; sistemata la casa di vacanze a Ossimo. Don Giuliano fu sostituito da don Angelo Zucchi che provvide ad una profonda trasformazione strutturale dell'oratorio: furono costruite e sistemate le aree e gli ambienti per le attività sportive e ricreative, l'auditorium, rifacimenti interni ed esterni dell'edificio e dell'impianto di riscaldamento. Altri giovani curati seguirono a don Angelo: don Luigi Goffi (1988-00) e don Renato Finazzi (2000-06). Nel 2005, mentre era parroco don Tomaso Melotti, l'oratorio fu quasi completamente ristrutturato recuperando l'impronta del vecchio cascinale. L'attuale curato don Nicola Sarnico, con l'aiuto di parecchi collaboratori, lo ha dotato di un Progetto Educativo che ne traccia le linee e le finalità per far fronte alle sfide del futuro.

Gian Battista Muzzi
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