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22.01.2011

San Faustino riparte dalla Confraternita

 Il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, e il parroco di San Faustino, don Armando Nolli. FOTOLIVE
Il sindaco di Brescia, Adriano Paroli, e il parroco di San Faustino, don Armando Nolli. FOTOLIVE

Sarà dedicata alla speranza, il «noli contristari» suggerito dalla Regula di San Benedetto, la prossima festa dei Santi patroni, accompagnata da un ricco calendario di appuntamenti religiosi, civili e culturali che si dipanerà da fine gennaio ad aprile inoltrato.
Quest'anno la regia organizzativa è stata assunta dalla Confraternita dei Santi Faustino e Giovita, realtà fondata a fine 2010 su iniziativa della parrocchia di San Faustino, del Comune, della Provincia e della Camera di Commercio, «con la volontà di costruire iniziative seguendo un percorso stabile e senza lasciare all'improvvisazione del momento - dice il sindaco Adriano Paroli -. Un impegno di contenuto per offrire qualcosa di più, evitando il rischio che solo la fiera del 15 febbraio, pur apprezzata e folkloristica, venisse individuata come il festeggiamento».
Lo sguardo si aprirà anche al territorio, e in particolare alle 14 parrocchie del Bresciano dedicate ai Santi Faustino e Giovita: quest'anno sarà coinvolta quella di Sarezzo, invitata a condividere in città la messa della vigilia, il 14 febbraio, come ricorda l'assessore provinciale Aristide Peli.
«L'IDEA di una Confraternita era da tempo in incubazione, ci siamo rifatti alla tradizione risalente nei secoli dell'antica confraternita dei patroni, di cui si sono perse notizie dopo il 1923, e l'abbiamo ripresa attualizzandola, per favorire una dimensione di convivenza solidale, affinché i Santi patroni siano il riferimento per una città coesa e responsabile», sottolinea don Armando Nolli, parroco di San Faustino e, naturalmente, presidente della Confraternita.
Un punto fermo ispirerà le proposte per la festa dei patroni, ovvero la consapevolezza che la ricorrenza non è sentita solo dalla parrocchia, ma interpella anche l'intera municipalità. Sintesi di questa convinzione è la riedizione della cerimonia «Ab omni malo» o «del capèl», che riprende un'antica tradizione collegata alla lunga permanenza dei benedettini nel monastero maggiore di San Faustino, durata per undici secoli, fino al 1798 con l'arrivo delle truppe di Napoleone Bonaparte.
«I responsabili della municipalità offrivano ai monaci la cera per le candele, in cambio l'abate portava al sindaco un cappello di foggia cardinalizia, segno della protezione che i Santi offrivano alla città», racconta don Nolli, spiegando il ruolo della confraternita.
QUALCOSA DI MOLTO simile accadrà fra due settimane, domenica 6 febbraio, quando sindaco e rappresentanti del Comune si recheranno nella basilica di San Faustino portando una pergamena come richiesta di protezione e accendendo una lampada che rimarrà illuminata tutto l'anno davanti alle reliquie dei Santi.
Il 12 febbraio si terrà invece il corteo che accompagnerà il parroco di San Faustino verso la Loggia, per consegnare al sindaco il galero rosso.
Un'altra delle novità introdotte è una particolare attenzione per il mondo dei giovani, che si tradurrà quest'anno in alcuni appuntamenti tematici, e che per gli anni a venire si intende trasformare in una settimana interamente dedicata al «Festival dei giovani».
Non mancherà, come sempre, la tradizionale fiera lungo via San Faustino, «perché esiste anche l'anima più "commerciale" dell'evento - dice Massimo Ziletti, segretaro generale della Camera di Commercio -, che affonda anch'essa le radici nel passato, in quell'Universitas Mercatorum nata nel Medioevo per rappresentare i mercanti».

Lisa Cesco
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