giovedì, 19 ottobre 2017
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17.09.2017

Al voto nel segno
dell’ortografia

Ora che gli onorevoli, superato lo scoglio del periodo minimo di legislatura, hanno ottenuto l’agognato vitalizio, si può cominciare davvero a parlare di elezioni. Le ultime voci le indicano a marzo. E subito è partita la corsa al candidato premier.

Se nel Pd lo scontro si gioca nelle segrete stanze - con Renzi che deve guardarsi più dagli amici che dai nemici - nel centrodestra il derby Salvini-Berlusconi è alla luce del sole. Una sola cosa sembra praticamente certa: il candidato premier per i grillini sarà il signor Di Maio.

Dunque, se vincesse il M5S potremmo avere a Palazzo Chigi Di Maio, un raffinato storico della politica, secondo cui il dittatore del Venezuela era Pinochet. Uno stratega di cose internazionali che vorrebbe Cuba e lo stesso Venezuela (dev’essere un pallino dal tempo delle scuole medie) come mediatori nella crisi libica. Un dotto rappresentante dell'Accademia della Crusca, a cui è capitato di scrivere «un’intervento» con l'apostrofo.

D’altra parte, perché accanirsi su Di Maio? La recente storia del Parlamento è piena di simili perle dei nostri politici. Lo stesso Cavaliere, all'inizio della sua avventura politica, parlando di Roma, ricordò a tutti che la Capitale era stata fondata da Romolo e Remolo. Famose sono anche le citazioni, con strafalcione, in inglese e latino di Matteo Renzi. E non va scordato quel consigliere della Lega che dal palco incitava gli astanti al motto: «C’è in ballo l'indipendenza della Scozia, andiamo tutti ad Amburgo. Anzi, Strasburgo. Anzi Edimburgo» (buona la terza...). O la gaffe storica di un politico che in una nota, parlava di un tunnel tra Ginevra ed il Gran Sasso. E infine come non ricordare il mitico senatore Razzi che con un sorriso augurava «buona pascuetta a tutti»?

Per carità, non vogliamo dare lezioni. La storia è piena di uomini che in tutti i campi, senza vantare titoli altisonanti, hanno contribuito alla crescita del Paese. E ben più di molti intellettuali prestati al Palazzo.

Si dirà: un politico deve prima di tutto sapere amministrare la cosa pubblica. Deve essere specchio di onestà. In fondo, se non conosce l'ortografia, la storia e la geografia, poco importa. L'importante è che faccia l'interesse dei cittadini. Lo stesso Benedetto Croce asseriva: «Non abbiamo bisogno di grandi cose o chissà quali grandi uomini. Abbiamo solo bisogno di gente più onesta».

Gente onesta... che dire? Riponiamo lo Zanichelli in soffitta e speriamo in bene.

MAURIZIO CATTANEO
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