lunedì, 25 marzo 2019
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14.01.2019

Battisti, così è finita l’impunità

Non l’hanno salvato i baffi né la barba. Neppure le sue improvvisate e improvvide parole in portoghese rivolte ai poliziotti che gli chiedevano i documenti. Cesare Battisti, fuggitivo degli anni di piombo, è stato catturato da una squadra dell’Interpol a Santa Cruz, in Bolivia, e oggi sarà in Italia per scontare condanne definitive dopo trentasette anni di allegra e protetta latitanza tra Francia e Brasile. Un caso che per la giustizia italiana era di esclusiva natura penale, è stato incredibilmente trasformato in politico da parte di quella sinistra al caviale che per l’ex terrorista ha fatto le barricate intellettuali nei salotti parigini, latinoamericani e persino italiani per difenderlo. Con l’ex presidente brasiliano Lula - nel frattempo in galera, condannato per corruzione - che respingeva la richiesta di estradizione presentata da Roma e concedeva «asilo» al fuggiasco. Fu l’ultima barriera ideologica, quella: il Brasile è passato dal presidente più a sinistra della sua storia a quello più a destra, l’appena insediatosi Bolsonaro. Felice, all’opposto, d’aver contributo a consegnare il «piccolo regalo» che aveva promesso all’Italia, la terra dei suoi genitori. Finisce, dunque, una vicenda dolorosa per i familiari delle vittime dei Proletari armati per il comunismo, tra i quali familiari il povero Alberto Torregiani, figlio di un gioielliere ucciso a Milano e a sua volta rimasto, quindicenne, sulla sedia a rotelle, che dice: «Mio padre e le altre vittime ora riposino in pace». Finisce, inoltre, il vergognoso equivoco che in tutti questi anni s’era alimentato, e che aveva portato le autorità brasiliane, e prima francesi (la cosiddetta dottrina Mitterrand), a diffidare della nostra giustizia che reclamava quel condannato per omicidi e rapine, detenuto e poi evaso, quasi che la Repubblica italiana non fosse uno Stato di diritto. Come ha ricordato il premier Giuseppe Conte, il Battisti arrestato con un impegno istituzionale incessante e perciò degno di lode (per una volta maggioranza e opposizioni concordano), non era certo inseguito «a causa delle sue idee politiche, ma per i quattro delitti commessi e per i vari reati connessi alla lotta armata e al terrorismo». E il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottolinea «i gravi crimini di cui si è macchiato» e chiede che anche gli altri latitanti nel mondo, una cinquantina, siano riportati in patria e in galera. Cesare Battisti, l’impunità è finita, 40 anni dopo. www.federicoguiglia.com

FEDERICO GUIGLIA
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